Romania, al primo turno Simion supera il 40%. Il prossimo 18 maggio il ballottaggio contro Dan, esponente moderato e sindaco di Bucarest

Il leader della formazione di destra Aur, George Simion, conquista il primo turno delle presidenziali rumene ottenendo il 40,5% dei voti, superando le previsioni degli exit pool. A breve, il 18 maggio, si terrà il ballottaggio, che come contendente vedrà Nicușor Dan, indipendente moderato e sindaco di Bucarest, arrivato secondo con il 20,9%. Escluso, quindi, Crin Antonescu, esponente della coalizione di governo, al 20,3%, mentre si ferma al 14% Victor Ponta, altro candidato sovranista, il cui elettorato potrebbe rivelarsi decisivo nel turno finale. Elezioni complesse, dopo che lo scorso 24 novembre la Corte costituzionale di Bucarest aveva annullato quelle vinte da un altro candidato di destra, indipendente, ma vicino ad Aur, Calin Georgescu, per l’accusa di aver usufruito di ingerenze per portare avanti la propria campagna elettorale, e dopo che il tentativo dello stesso Georgescu di correre di nuovo alle presidenziali del 2025 era stato respinto dall’ufficio elettorale rumeno, provocando un’ondata di proteste contro la sua esclusione. Un appuntamento elettorale, quello appena conclusosi del primo turno, come il ballottaggio in arrivo, importante anche oltre i confini della Romania, anche a causa di situazioni per certi versi analoghe che si stanno verificando in altri Stati Ue, dalla Germania alla Francia, in merito all’avanzata della destra ed alle esclusioni, per legge, di partiti o candidati dati per favoriti. Se il centrosinistra europeo invoca il “cordone sanitario” per impedire la vittoria di Simion, molti esponenti di destra chiedono il rispetto della sovranità popolare evitando di «intervenire su un processo democratico in un Paese membro dell’Ue», come affermato dal vicepremier italiano e leader della Lega, Salvini, e che venga riconosciuta la piena legittimità della destra a partecipare, e vincere, le elezioni, senza che, come dichiarato dal vicecapogruppo di FdI alla Camera, Elisabetta Gardini: «Chi difende l’identità e la sovranità nazionale debba essere considerato un pericoloso anti-europeista».