di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Non è un caso se le “parole d’ordine” scelte dall’UGL per il 1° Maggio 2025, che si terrà a Frosinone, sono «meno disoccupazione, meno precarietà, più lavoro» per «L’Italia che vogliamo».
I dati odierni dell’Istat confermano il pericoloso stato di crisi in cui, non da oggi, versa l’industria italiana. Non di più, comunque, di quella europea, in caduta produttiva dal 2024. A febbraio 2025 – ha stimato l’Istat – il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, cala in termini congiunturali dello 0,4% in valore e dell’1,3% in volume. Le flessioni nel mercato interno sono pari al -1,3% in valore e al -2,2% in volume; sul mercato estero si registrano, invece, incrementi del +1,2% in valore e del +0,3% in volume. Anche nei servizi, si stima una diminuzione congiunturale dell’1,3% in valore e in volume, con una dinamica negativa sia nel commercio all’ingrosso, -1,3% (in valore e in volume), sia negli altri, -1,4% in valore e -1,3% in volume.
Sarebbe opportuno dalle parti di Bruxelles non abbandonarsi all’illusione che basterà – se si riuscirà e non si sa a quale prezzo – sventare l’introduzione dei dazi americani. Gli effetti negativi delle politiche annunciate dal presidente Donald Trump, per difendere gli interessi degli Stati Uniti, sono già in atto, sono già palpabili. Sette imprese su 10, secondo un sondaggio di Unioncamere e Centro studi Tagliacarne, si stanno attrezzando per contrastare gli effetti negativi dei possibili dazi Usa. Circa un’impresa su cinque (19%), si aspetta un aumento della concorrenza da parte di altre imprese che potrebbero spostare i mercati di vendita dagli Stati Uniti all’Ue. Lo stanno dicendo i dati e anche le imprese, non abbiamo tempo da perdere, perché c’è di peggio: secondo la rilevazione di aprile sulla produzione industriale del Csc, tra le imprese di grandi dimensioni di Confindustria, solo per il 51,8% degli intervistati la produzione rimarrà stabile, mentre per il 26,8% diminuirà. Non basta, per il momento, attendere l’impulso positivo che arriverà dall’industria della Difesa grazie all’aumento degli investimenti in suo favore, perché c’è un intero panorama industriale che rischia l’obsolescenza.
Ribadisco: è il momento di scelte coraggiose sia per contrastare “l’effetto dazi” (anche soltanto annunciati) sia la concorrenza di Paesi che, come la Cina, ma non solo, producono a basso costo. In un contesto così difficile, o si cambiano le regole esistenti, comprese quelle che hanno ipotecato il futuro delle imprese e di milioni di posti di lavoro, o ci si deve rassegnare, ma non se ne comprende la ragione, ad un inesorabile declino. Chiaro che, noi dell’UGL, non ci rassegneremo.