La posizione del Cremlino dopo le parole di Macron

«Aumentare la pressione sulla Russia», nella convinzione che «le prossime due settimane saranno fondamentali per cercare di attuare il cessate il fuoco» proposto dagli Stati Uniti nell’ambito del conflitto in Ucraina. La posizione espressa dal presidente francese Emmanuel Macron nella sua intervista a Paris Match, è stata però in parte respinta dal Cremlino. «Sembra che in Francia non si preoccupino di ascoltare le dichiarazioni del presidente Putin, che ha ripetutamente affermato che la Russia è pronta ad avviare il processo negoziale senza alcuna precondizione», ha infatti dichiarato il portavoce Dmitri Peskov, ripreso dalle agenzie russe. «In questo contesto, parlare della necessità di aumentare una certa pressione conferma ancora una volta che, purtroppo, le capitali europee preferiscono ancora concentrarsi sulla continuazione della guerra», ha quindi aggiunto Peskov. Ieri il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato un cessate il fuoco di tre giorni in Ucraina, dall’8 al 10 maggio, in occasione dell’80esimo anniversario della Vittoria sul nazifascismo. Una mossa che però molti paesi alleati di Kiev hanno preso con scetticismo, visti i recenti sviluppi e nel timore di una mancanza di continuità con la recente decisione. La linea dettata da Washington è chiara: deve essere trovata una soluzione al conflitto in tempi rapidi. In qualche misura, il vicepresidente J. D. Vance è tornato a ribadirlo durante una conversazione con l’attivista conservatore Charlie Kirk. «Circola questa strana idea tra i media – ha osservato Vance – che se il conflitto andrà avanti solo per qualche altro anno, i russi crolleranno, gli ucraini si riprenderanno il loro territorio e tutto tornerà come prima della guerra. Questa non è la realtà in cui viviamo». Vance si è detto convinto, invece, che se il conflitto continua «avremo milioni di morti» e potrebbe «rischiare di degenerare in una guerra nucleare», motivo per cui «la guerra deve finire».