di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

La giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro, che si celebra oggi, deve rappresentare un momento di riflessione, ma anche di proposta, per migliorare concretamente le condizioni di lavoro delle persone e garantire loro un futuro migliore. Per quanto riguarda il primo aspetto, quello relativo all’attuale stato delle cose in Italia in termini di sicurezza, i dati, forniti dall’Inail, attestano la permanenza di una situazione drammatica: nei primi due mesi del 2025, infatti, si segnalano già 89.556 infortuni, in lieve calo, -3,4%, rispetto allo stesso periodo del 2024, ma, soprattutto, 138 vittime del lavoro, con, invece, in questo caso, un aumento del 16% rispetto all’anno scorso. Dal 2021 ad oggi, contiamo 4.442 decessi sul lavoro, più di mille morti ogni anno: il problema, quindi, della sicurezza sul lavoro, è attualissimo, con cifre, che rappresentano persone e famiglie, che ci raccontano di un’autentica emergenza nazionale. Tanto da costringere a ribadire, ancora una volta, che è inaccettabile che in un Paese moderno il lavoro – che dovrebbe essere fonte di dignità, crescita e realizzazione – si trasformi in un fattore di rischio mortale. Per quanto riguarda la proposta, gli interventi da mettere in atto per arginare questo problema sono diversi, da una maggiore formazione per creare una vera e propria cultura della sicurezza, a controlli più stringenti, attraverso un più ampio organico dedito alle ispezioni, alle sanzioni. Quest’anno, però, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, promotrice della giornata, ha voluto puntare l’attenzione su un aspetto peculiare nella lotta agli infortuni sul lavoro ed alle malattie professionali, incentrando le riflessioni su un tema specifico: «Rivoluzionare la salute e la sicurezza sul lavoro. L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione nel mondo del lavoro». Se le nuove tecnologie e l’IA sono spesso sotto la lente d’ingrandimento, anche del sindacato, dal punto di vista dei pericoli che possono apportare nel mondo del lavoro, sostituendo le professionalità umane, modificando l’organizzazione e generando nuovi rischi ed essendo utilizzate spesso come meri strumenti di profitto, in realtà potrebbero e dovrebbero essere impiegate anche per migliorare le condizioni di vita delle persone, quindi come elementi utili a tutelare in primis la vita umana, ad esempio assicurando una più efficace attuazione delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro, in moltissimi ambiti professionali. L’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale possono rappresentare, se interpretate con etica e responsabilità, mezzi straordinari per salvaguardare la vita ed il benessere dei lavoratori, ponendo la sicurezza al centro dello sviluppo, come valore irrinunciabile e prioritario, come diritto non negoziabile, da garantire a tutti i lavoratori, senza eccezioni.