di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

In una fase di rilancio economico e di rafforzamento occupazionale per l’Italia, si tenta di riportare il dibattito pubblico indietro di dieci anni, provando a riproporre vecchie battaglie ormai superate dalla storia. Se ne parla oggi su due quotidiani, il Sole 24 Ore ed il Foglio, in entrambi evidenziando come i referendum promossi dalla Cgil e sostenuti da una parte della sinistra politica, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, rappresentino più che un progetto rivolto al presente ed alle reali necessità dei lavoratori italiani, una sorta di operazione “nostalgia” anacronistica, finalizzata a rafforzare l’identità dei soggetti promotori, sindacali e politici, nei confronti dei propri sostenitori. Attualmente, infatti, in Italia non esiste alcuna emergenza precarietà che giustifichi un ritorno al passato mentre, come riportato da Il Foglio in un’analisi dettagliata, il mercato del lavoro italiano mostra dati incoraggianti: oltre 24 milioni di occupati, il numero più alto mai registrato; un tasso di disoccupazione al 5,9%, il più basso da decenni; e soprattutto un boom del lavoro stabile, con 16,45 milioni di lavoratori a tempo indeterminato, cifra mai raggiunta prima. Anche i contratti a termine sono in calo, segno di un mercato che si sta stabilizzando, non precarizzando. Per questo i referendum appaiono non solo inutili, ma dannosi, anche per l’immagine internazionale dell’Italia. L’agenzia di rating S&P, che ha recentemente alzato la valutazione del nostro Paese a BBB+, ha citato espressamente, tra i fattori positivi che caratterizzano l’Italia, la «resilienza del mercato del lavoro», frutto anche della flessibilità contrattuale. Un irrigidimento, invece, manderebbe un segnale di instabilità normativa ed incertezza per le imprese, con una perdita di credibilità verso i mercati e gli investitori. La posta in gioco alla base dell’intera operazione referendaria non sembra essere la difesa del mondo del lavoro italiano, né della competitività del Paese, che potrebbero invece risultarne, entrambe, danneggiate, ma, come sottolinea Il Sole 24 Ore, una strategia volta a cancellare la stagione renziana. Nel tentativo di ricostruire l’immagine della sinistra, politica e sindacale, piuttosto annebbiata negli ultimi anni, cercando di cancellare l’idea, ormai diffusa, di un progressismo espressione delle élite e delle Ztl e non del popolo. Rifacendosi, però, a concetti sorpassati, perdendo di vista la concretezza e l’aderenza alla realtà economica e sociale odierna, segno che un certo elitarismo, sganciato dalle vere esigenze di cittadini e lavoratori continua, invece, ad essere il segno distintivo di buona parte di quel segmento politico. Ecco perché l’Ugl non ha nessuna intenzione di prestarsi a questa iniziativa politicizzata ed autoreferenziale, mantenendo un saldo e convinto no a questi referendum, tanto nel merito quanto nel metodo.