Non solo dazi, l’«effetto baratro» post Pnrr
Dalle audizioni davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica 2025, che si sono tenute oggi e che, dopo i sindacati e le imprese, hanno visto sfilare Istat, Bankitalia, Cnel, Corte dei Conti e l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), è emerso un problema, un punto interrogativo forse maggiore di quello rappresentato dai dazi.
Oltre alla necessità di non abbandonare o di non ridurre gli obiettivi del Pnrr, il presidente del Cnel, Renato Brunetta, ha sottolineato come «la fine dei finanziamenti del PNRR nel 2026 potrebbe determinare un vuoto pericoloso, con il rischio di un “effetto-baratro” che comprometterebbe la continuità degli investimenti. Per contrastare l’affievolirsi dell’effetto propulsivo del Pnrr, diventa urgente attuare una “staffetta” tra investimenti e riforme», propone Brunetta. Dunque, «le risorse della politica di coesione devono essere rimodulate e utilizzate strategicamente in settori quali le reti di trasporto, le infrastrutture energetiche e digitali, la rigenerazione urbana, la sicurezza del territorio e la sanità». Per, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, «sul piano interno il fattore principale di incertezza riguarda la possibilità di spostare parte della spesa del Pnrr dopo il 2026. Qual è il rischio di uno slittamento? Abbiamo stimato l’impatto di 10 miliardi di spesa che venissero spostati dal 2026 al 2027: questo ridurrebbe la crescita nel 2026 di circa 3 decimi. La minore crescita sarebbe poi recuperata nel biennio successivo. Quindi nell’orizzonte intero di programmazione l’effetto è nullo». Per Andrea Brandolini, vice capo Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, il Pnrr ha un’importate funzione anche alla luce dell’impatto della politica dei , perché può controbilanciarne gli effetti.
Sul Pnrr, non poteva non intervenire anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, secondo il quale è atteso «un sostanziale aumento della spesa dell’anno in corso e del prossimo, con il progressivo completamento degli investimenti e la chiusura dei numerosi cantieri aperti in tutta Italia. Riteniamo inoltre del tutto fisiologico che, indipendentemente dal conseguimento degli obiettivi e dei traguardi entro la fine del 2026, parte della spesa dovrà essere contabilizzata anche negli esercizi successivi». Inoltre, «riteniamo del tutto fisiologico che, indipendentemente dal conseguimento degli obiettivi e dei traguardi entro la fine del 2026, parte della spesa dovrà essere contabilizzata anche negli esercizi successivi».