di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale
Siamo tutti o quasi, per diverse ragioni, in attesa di sapere se il taglio ci sarà. Domani, 17 aprile, si terrà a Francoforte il consiglio direttivo della Bce, nel corso del quale si dovrà decidere in merito ai tassi di interesse e cioè al costo del denaro, alla luce di aspetti che, secondo esperti e analisti, dovrebbero – la cautela è d’obbligo – spingere l’Eurotower in direzione di un ulteriore taglio (dal 2,5% al 2,25%), il settimo consecutivo da giugno 2024, quando i tassi erano al 4% e tanti danni sia all’industria sia alle famiglie, in termini di mutui e prestiti, hanno procurato.
Il primo aspetto che spinge a favore è l’inflazione, che nell’eurozona, come era stato ampiamente previsto, a marzo è scesa di 0,1 punti percentuali attestandosi al 2,2%. Sì, è vero, l’andamento del costo della vita nell’Ue resta disomogeneo tra Paesi, con Stati al di sotto della media e altri al di sopra. In ogni caso, a trainare verso il basso il costo della vita sono nella media le voci “energia” (-1% a marzo) e “servizi”. Il 2,2% è un tasso molto vicino all‘obiettivo di riferimento della Banca centrale europea, fissato al 2%, ed è per questo che c’è attesa non tanto sul “se”, più sul “quanto”.
Il fatto è che, e questo è il secondo aspetto, più controverso, ma, da cogliere al balzo dalla Bce, la situazione di forte instabilità in cui versa il commercio mondiale per le politiche, che siano solo di propaganda o reali, portate avanti dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, va interpretata nel modo giusto. Ossia l’impatto dei dazi sulla crescita è e sarà rilevante, anche tra Usa e Ue in questo momento e per i prossimi circa 80 giorni si sta vivendo una sospensione dei dazi introdotti dal 1° aprile e con le prospettive negative, suggerite ieri dalle dichiarazioni dello stesso presidente Usa («dalle tariffe incassi record, inflazione in calo», quindi «no a proposta Ue per auto e industria»), è chiaro che sul pil Ue peseranno minori esportazioni negli Usa, che potrebbero essere ulteriormente frenate da un eccessivo apprezzamento dell’euro, l’aumento dell’incertezza. Senza dimenticare che, a quel punto, si riverserà sul mercato Ue – più di quanto già non stia accadendo – una grande quantità di prodotti cinesi a basso costo in cerca di acquirenti in Europa, di fronte alle porte chiuse degli Stati Uniti, contribuendo così ad un’ulteriore discesa dell’inflazione, a danno però di lavoratori, prodotti e imprese europee.
Per tutte queste ragioni, i mercati, ritengono possibile un taglio dei tassi di 25 punti base, mentre per gli investitori sarà importante capire dalle parole della Lagarde la portata dell’impatto delle tensioni commerciali sull’economia dell’Eurozona e sul futuro andamento dei tassi di interesse.
Non tutto il male viene per nuocere….