Ma la chiave, ha aggiunto, sono i «cinque territori»

L’eventuale accordo ruoterebbe attorno ai cinque territori (riferimento a Crimea – annessa dalla Russia nel 2014 – Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson), «ma c’è molto di più: ci sono protocolli di sicurezza, non c’è la Nato, l’articolo 5 della Nato, insomma, ci sono solo un sacco di dettagli allegati». A illustrare il possibile quadro nello scacchiere ucraino, emerso nei recenti colloqui con la Russia e che vede gli Stati Uniti nel ruolo di mediatore, è stato l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, il quale pochi giorni fa è stato ricevuto appunto al Cremlino da Vladimir Putin. Witkoff ha parlato in un’intervista a Fox News, ammettendo che la situazione è complicata, «radicata in alcuni aspetti davvero problematici che stanno accadendo tra i due paesi». Tuttavia l’inviato statunitense ha anche spiegato che «la richiesta di Putin è di raggiungere una pace permanente», «quindi, al di là del cessate il fuoco, abbiamo ottenuto una risposta». «Penso che potremmo essere sul punto di qualcosa di molto, molto importante per il mondo intero», ha detto ancora Witkoff. Ieri Donald Trump, su Truth, è tornato a criticare l’operato di Volodymyr Zelensky e del suo predecessore Joe Biden per il conflitto in Ucraina, per poi annunciare durante l’incontro nello Studio Ovale con il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, che «alcune proposte per fermare la guerra arriveranno presto». Intervistato dal quotidiano Kommersant, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha sottolineato che «non è facile concordare gli elementi chiave di un accordo, se ne sta discutendo», riconoscendo l’impegno attuale degli Stati Uniti di «aver cercato di approfondire il problema».