Dazi, l’occasione per cambiare l’eccesso di regole
Sostiene il vicepremier e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un’intervista odierna a “QN” che sui dazi imposti da Donald Trump «è emersa una posizione di unità dell’Europa», cioè «trattare con gli americani e evitare una guerra commerciale» con l’obiettivo di «trattare e trattare per arrivare, nel tempo che serve, a zero dazi: zero dazi dagli Usa all’Europa e zero dazi dall’Europa agli Usa».
L’altro vicepresidente del Consiglio e leader della Lega, Matteo Salvini, ha ribadito il suo «no, a guerre commerciali: chi pensa di rispondere ai dazi con contro-dazi fa il male dell’Italia, dei lavoratori e degli imprenditori italiani. Stiamo lavorando per proteggere, come Lega e governo, i confini dal punto di vista della sicurezza, ma anche per proteggere i risparmi degli italiani. Con sistemi per accompagnare le imprese esportatrici a fare sempre di più e meglio. A tutela delle eccellenze italiane», «dobbiamo aiutare ancora di più le aziende che esportano con l’obiettivo di difendere i risparmi degli italiani».
Non solo, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, parlando al Congresso della Lega di Firenze, è tornata a chiedere all’Unione europea «di rivedere le normative ideologiche del Green Deal e l’eccesso di regolamentazione in ogni settore».
Ma a Bruxelles sono in grado di capire il messaggio? Forse non tutti. Ad esempio, per la vicepresidente della Commissione europea, Teresa Ribera, «la digitalizzazione, la decarbonizzazione, la capacità di rendere le nostre produzioni ecologicamente sostenibili sono gli elementi di successo nel rafforzare la sicurezza economica, evitare il disagio sociale, e creare benessere per i cittadini: quando parliamo di Green Deal e Clean industrial deal non parliamo solo di responsabilità e dovere intergenerazionale ma anche di performance economica e di prosperità economica». E siccome non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, va segnalato anche l’intervento della commissaria europea all’Ambiente, Jessica Roswal, la quale, durante un’audizione in commissione Ambiente (Envi) al Parlamento Ue, rispondendo a chi evidenziava come il green deal fosse incompatibile con la competitività, ha dichiarato: «Si, abbiamo dei problemi con la competitività. I problemi sono iniziati molto prima. Il problema non è l’agenda verde, che è una strategia di crescita. La transizione verde e la competitività vanno mano nella mano». Di sicuro non la pensano allo stesso modo le imprese, come quelle dell’auto, che rischiavano salatissime multe, o dell’acciaio, le quali, proprio a partire da quelle regole, passando per una concorrenza sleale, sono precipitate ancora più nella crisi.