Oggi è stata la volta del tavolo a Palazzo Chigi con i rappresentanti delle categorie produttive. L’obiettivo è delineare uno scenario che possa mitigare qualsiasi rischio per la tenuta della competitività delle nostre imprese. Un dibattito, quello relativo ai dazi Usa, che ha investito la politica e su cui il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha già avuto modo di illustrare la linea del governo: una guerra commerciale danneggerebbe tutti. Il premier potrebbe volare a breve, già nei prossimi giorni, negli Stati Uniti per incontrare il presidente Donald Trump, se possibile anticipando l’arrivo in Italia del suo vice, J.D. Vance, cercando di mediare le posizioni tra le due sponde dell’Atlantico. Di nuovo ieri, intanto, si è tenuta a Palazzo Chigi una riunione per un approfondimento sulla questione legata alle tariffe doganali e alle possibili implicazioni per l’economia italiana. Durante il vertice, ha riferito Palazzo Chigi in una nota, «è stato ribadito che una “guerra commerciale” non avvantaggerebbe nessuno, né l’Unione europea né gli Stati Uniti» ed è inoltre emersa «la necessità di affrontare il tema con determinazione e pragmatismo, perché ogni allarmismo rischia di causare danni ben maggiori di quelli strettamente connessi con i dazi». Tutto questo avviene con buona pace delle opposizioni, che accusano il governo di immobilismo. «Meloni fa solo appelli alla calma», è stata l’accusa della segretaria del Pd, Elly Schlein. «Il governo fa tutto ciò che è in suo potere in Italia, ma è fondamentale che a Bruxelles qualcuno si svegli», ha invece ricordato oggi il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, sui social, riprendendo quanto già sostenuto ieri a “Cinque minuti”, su Raiuno. Proprio la Lega, su Facebook, ha fatto sapere in queste ore che, «tenuto conto della complessità del momento attuale, che impone una risposta immediata e adeguata alle sfide globali, proporrà in tutti gli organismi politici in cui è presente, dai Consigli comunali al Parlamento europeo, una mozione per sostenere il governo in un negoziato volto a rivedere radicalmente quei provvedimenti dell’Unione europea che costituiscono un autentico dazio interno, caricando consumatori e imprese di costi aggiuntivi non proporzionati agli obiettivi dichiarati». Tra questi, «la direttiva Casa Green, lo stop ai motori Euro 5 entro luglio di quest’anno, lo stop ai motori endotermici entro il 2035, l’obbligo del bilancio di sostenibilità per le aziende, le regole di bilancio del patto di stabilità e crescita».