di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
I dazi del 20% sui prodotti europei introdotti dall’amministrazione Trump rappresentano una seria minaccia per settori chiave della nostra economia, come il manifatturiero, l’agroalimentare e la meccanica, un pericolo certamente da non minimizzare, ma da affrontare con serietà, cercando di disinnescare una possibile guerra commerciale, perché, e questo, naturalmente, dal punto di vista sindacale è il punto centrale, una contrazione della nostra economia si potrebbe ripercuotere sulla tenuta occupazionale, problema da considerare come priorità assoluta. Serve un intervento ponderato, ma allo stesso tempo deciso, da parte dell’Unione Europea, che non può restare alla finestra di fronte a una misura che rischia di colpire in profondità le nostre imprese e i nostri lavoratori, ma che, invece, deve avviare immediatamente un negoziato per evitare contraccolpi sulle economie coinvolte. Non servono reazioni impulsive né misure di ritorsione nei confronti degli Stati Uniti, che restano un alleato strategico. Al contrario, è il momento di individuare soluzioni concrete, in grado di tutelare gli interessi nazionali nel rispetto del dialogo internazionale. In parallelo, è necessario rafforzare il mercato interno europeo, rilanciare gli investimenti in politiche industriali e promuovere nuovi accordi bilaterali che ci permettano di diversificare le nostre opportunità di export. Questa deve essere la linea d’azione per mettere in sicurezza l’economia reale e il lavoro. Anche perché questa crisi potrebbe anche, se ben gestita, trasformarsi in un’opportunità per rinvigorire finalmente il tessuto produttivo europeo, rivedendo le scelte sbagliate compiute da Bruxelles negli ultimi anni. Un problema europeo, quindi, ma a livello nazionale è fondamentale che prosegua, con determinazione e concretezza, il confronto già avviato dal Governo con le parti sociali, per individuare insieme le misure da attuare con urgenza per tutelare i comparti più esposti alle ripercussioni dei dazi Usa e valorizzare il sistema produttivo italiano, da cui dipende gran parte della nostra tenuta sociale. In questo contesto è ancora più importante, ormai indispensabile, la sottoscrizione di un Patto di responsabilità per la crescita e il lavoro, che coinvolga istituzioni nazionali e locali insieme alle rappresentanze sindacali e datoriali. Solo una risposta condivisa e di lungo respiro può consolidare il nostro sistema economico e offrire ai lavoratori prospettive di stabilità e benessere, mantenendo i dati positivi dal punto di vista occupazionale raggiunti dal Paese, con un tasso di occupazione record, al 63%, ed uno di disoccupazione al 5,9%, ai minimi dal 2007. Dobbiamo fare di tutto per non disperdere questi risultati. La posta in gioco è alta: non si tratta solo di difendere numeri, ma di proteggere persone, famiglie, la nostra comunità nazionale.