di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

L’Europa sta attraversando una fase di grande debolezza strategica nel mutato scenario internazionale, che non può che preoccupare i cittadini ed i lavoratori dell’Unione, dato che si sta delineando un futuro di profonda incertezza nel quale molte criticità che già erano presenti si stanno esasperando ed uscendo visibilmente allo scoperto. Le istituzioni dell’Ue e di alcuni Stati membri sembrano aver smarrito la bussola, intrappolate in un’auto-referenzialità – di matrice progressista – che, sul fronte internazionale, sta ponendo l’Europa in contrasto con il proprio principale alleato storico, gli Usa, e sul fronte interno sta creando una sorta di lotta interna contro i propri cittadini e contro il proprio sistema produttivo. Un’Europa estranea alle, pur difficili, trattative in corso per raggiungere la pace in Ucraina, con la sola idea di un riarmo, che di per sé era già necessario e richiesto anche dall’appartenenza alla Nato, ma ora viene ostentato più che praticato, con l’evidente risultato di porsi come soggetto antagonista nei confronti non solo della Russia ma anche degli Stati Uniti, in un mondo che sta, invece, cercando di raggiungere nuovi equilibri. Poi la Commissione, annunciatrice di “vendette” contro i dazi Usa, in vigore da oggi, con una risposta reattiva, piuttosto che proattiva e volta alla ricerca di soluzioni soddisfacenti per i nostri produttori. Tutto questo mentre, sul fronte interno, sempre l’Europa sembra impegnata in una estenuante e controproducente battaglia contro se stessa. Contro i propri cittadini conservatori, che sono tanti, sempre di più, e chiedono risposte nette e diverse dal passato in materia sia economica che sociale. Ed, invece che ascoltarli, si tentano di mettere all’angolo con ogni mezzo i loro rappresentanti politici, provocando uno scollamento senza precedenti nella democrazia rappresentativa. Contro le proprie aziende imponendo paletti inarrivabili, la transizione energetica ne è l’esempio più lampante, ma non l’unico, e così facendo – altro che dazi Usa – creando crisi economica ed occupazionale. Insomma, un’Europa che si sta isolando, che non sembra più parte di un’Occidente compatto, ma che appare particolarmente vulnerabile, più per volontà propria che altrui, rispetto alla concorrenza ed all’influenza delle altre potenze ed in particolare rispetto a quel convitato di pietra, tanto assente dal dibattito politico mainstream, quanto presente nella realtà dei fatti, ovvero la Cina, l’unica che trarrebbe giovamento da un allontanamento tra le due sponde dell’Atlantico. In questo quadro piuttosto desolante, l’Italia, fortunatamente, sembra in controtendenza, ma è urgente un cambio di rotta a livello di Unione, con una rinnovata centralità della volontà popolare e con una strategia chiara per il rilancio del ruolo europeo nello scenario mondiale, per restituire all’Europa il ruolo da protagonista che le spetta nella comunità internazionale.