di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Una tra le maggiori criticità del Paese, che frena lo sviluppo del nostro sistema produttivo e che pesa sul bilancio delle famiglie e sul tenore di vita di lavoratori e pensionati, è quella relativa al costo dell’energia. L’Italia continua a pagare un prezzo superiore alla media europea, con ripercussioni sull’intero tessuto economico e sociale: secondo un’analisi Enea, nel 2024 il prezzo medio dell’elettricità in Italia è stato di 0,108 euro/KWh, a fronte di 0,078 in Germania, 0,063 in Spagna ed appena 0,058 in Francia, mentre il gas naturale ci è costato circa 3 euro/MWh in più rispetto ai mercati europei di riferimento. Nonostante una riduzione dei prezzi del 15% rispetto al 2023, nonostante le misure prese, tra le quali il bonus in arrivo per i meno abbienti, si tratta di un peso insostenibile per i cittadini e un freno per le imprese, specialmente nei settori ad alta intensità energetica come la metallurgia, la chimica e il manifatturiero. Una situazione dalle cause molteplici: la dipendenza dal gas di importazione, quindi l’andamento dei mercati internazionali e le conseguenze del contesto politico, gli squilibri territoriali nella produzione e nella distribuzione di energia rinnovabile nel territorio nazionale. Se è necessario diversificare l’approvvigionamento, negoziando accordi con i Paesi produttori di gas e migliorando le infrastrutture per il trasporto dell’energia prodotta in Italia, è arrivato il momento di intraprendere anche un cambiamento di tipo strutturale, diventando maggiori produttori dell’energia necessaria al nostro sistema, ed in questo contesto torna centrale il dibattito sul nucleare di nuova generazione. L’incontro tra i ministri Urso e Pichetto Fratin ha evidenziato la volontà dell’Esecutivo di rilanciare la ricerca e lo sviluppo di tecnologie nucleari innovative, condivisibile perché il rafforzamento della filiera del nucleare rappresenterebbe un’opportunità per garantire sviluppo industriale, maggiore autosufficienza e minori costi, rivedendo il nostro approccio nei confronti di questa fonte, dato il mutato scenario sia tecnologico, quindi in termini di sicurezza, che politico, a seguito di quanto avvenuto negli ultimi anni, che ha reso ormai evidente la necessità di una maggiore indipendenza energetica. Il caro energia continua a rappresentare una sfida per la competitività dell’Italia e per il potere d’acquisto delle famiglie. Senza interventi strutturali, il divario con il resto d’Europa e del mondo rischia di ampliarsi ulteriormente. La transizione energetica deve essere un’opportunità per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, ma richiede politiche efficaci, non basate sugli ideologismi verdi, ma sulla ricerca concreta di una strada nuova capace di unire indipendenza e sicurezza nazionale, sostenibilità ed economicità dell’approvvigionamento di energia.