di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Il premier Meloni celebra la longevità del proprio governo, e quindi la coesione della coalizione di centrodestra che ne è presupposto fondamentale, nonostante l’opposizione, pro domo sua, cerchi di esasperare le differenze partitiche su alcuni temi di politica interna o internazionale, seguita da alcuni media “amici”. Fatto sta che, e questi sono numeri incontrovertibili, l’attuale Esecutivo – scalzando Romano Prodi – oggi si posiziona al quinto posto per durata nella lunga storia della Repubblica, fra i 68 governi dell’Italia post-bellica. Un traguardo all’insegna della solidità, positivo per i cittadini di centrodestra, ma utile all’intero Paese perché consente alla maggioranza in carica, di qualunque colore essa sia, di portare avanti progetti strutturali e complessivi, cosa che la stessa Meloni rivendica affermando che la stabilità «è fondamentale per dare alla nazione una visione, un’autorevolezza, una centralità internazionale, una politica che costruisca per il futuro invece che limitarsi ad accaparrare con senso facile nel presente». Per questo sottolinea l’importanza di portare avanti la riforma istituzionale per la realizzazione del premierato, per evitare quel susseguirsi di governi di breve durata e poca autorevolezza che hanno penalizzato il Paese, impedendo la messa in campo di strategie – politiche, economiche e sociali – di ampio respiro e lungo termine. Tutto vero, ma ancora più importante della, pure essenziale, stabilità è la rappresentanza politica. Ovvero il modo in cui i detentori della sovranità, quindi i cittadini, trasmettono il potere e l’autorità di governare alla politica, concetto alla base di ogni democrazia. L’elemento distintivo più significativo, sia di questo singolo governo, che ancora detiene il consenso della maggioranza degli elettori, stando a tutti i sondaggi, sia di quelli che dovrebbero salire a Palazzo Chigi dopo un’eventuale riforma nel segno del premierato, non sarebbe solo la stabilità, ma anche e soprattutto la capacità di incarnare la volontà popolare, evitando, una volta per tutte, quelle alchimie di palazzo che in molti casi hanno imposto Esecutivi, e quindi visioni politiche, non sostenute dal consenso degli Italiani. Una forzatura che è stata non solo eticamente non condivisibile, ma anche pericolosa per la tenuta delle stesse Istituzioni democratiche. In questo senso, in un’Europa ora più che mai alla ricerca di un’identità, di fronte a quelle forti delle altre potenze mondiali, il recupero della connessione fra governanti e governati, attualmente in crisi in molti degli Stati protagonisti nella Ue, dalla Germania alla Francia, sarebbe fondamentale. L’Italia, già ora, da “ultima della classe” è diventata un esempio da seguire, sia dal punto di vista della stabilità, che della rappresentanza politica e, con un’impostazione istituzionale come quella ideata per il premierato, potrebbe esserlo ancora di più.