Istat: nel 2024 il 10,3% degli occupati vive in famiglie con redditi insufficienti. Più a rischio gli stranieri, determinante la composizione familiare
Nel 2024, in Italia, il 10,3% dei lavoratori tra i 18 e i 64 anni si trova in una condizione di povertà lavorativa, ovvero svolge un impiego per almeno metà dell’anno ma vive in una famiglia con redditi al di sotto della soglia di povertà. Si tratta di un leggero incremento rispetto al 9,9% registrato nel 2023, secondo quanto riportato dall’Istat. Nonostante le donne abbiano una maggiore probabilità di avere un impiego a basso reddito, il loro rischio di povertà lavorativa è inferiore rispetto agli uomini: 8,3% contro 11,8%. Questo fenomeno è legato al fatto che spesso il reddito femminile rappresenta una seconda entrata per il nucleo familiare. Quasi due terzi dei lavoratori a basso reddito non sono poveri, probabilmente grazie ad altri redditi presenti in famiglia. Più svantaggiati gli stranieri, non potendo contare su una rete familiare di supporto, con minore accesso a impieghi stabili e ben retribuiti e con condizioni contrattuali spesso più precarie. Determinante la composizione familiare: le persone che vivono sole hanno un’incidenza di povertà lavorativa del 12,7%, quasi il doppio rispetto alle coppie senza figli (6,6%). La situazione peggiora con l’aumento del numero di figli: per le coppie con un solo figlio il rischio è dell’8,1%, mentre sale al 21,7% per quelle con tre o più figli. Un altro elemento chiave è il numero di percettori di reddito all’interno della famiglia.