Dal welfare alle bollette, in aumento i più fragili. In forte pericolo chi si trova a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale oppure a bassa intensità di lavoro. A rischio di povertà e ha lavorato il 10,3% occupati tra i 18 e i 64 anni

Se 8 italiani su 10 chiedono più welfare, il motivo c’è. Anzi, più di uno. Non soltanto perché il 42% di lavoratori dipendenti non sa bene a chi rivolgersi in caso di problemi di welfare o socioassistenziali – solo il 4,3% considera il welfare pubblico idoneo a coprire i bisogni essenziali – ma anche in quei salari reali che, come certificato dall’Ilo, in Italia sono inferiori di 8,7 punti rispetto a quelli di 17 anni fa. Se gli stipendi italiani si caratterizzano per una dinamica negativa, tale da rendere insufficiente la netta inversione di marcia imboccata nel 2024, di sicuro quella dinamica non sarà aiutata dalle prospettive che, guardando ai dati dell’Istat di oggi, ci parlano di un rischio povertà in crescita. Secondo l’Istat, nel 2024 il 23,1% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale (nel 2023 era il 22,8%), quando si trova in almeno una delle tre seguenti condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale oppure a bassa intensità di lavoro. Nel report su condizioni di vita e reddito delle famiglie, è scritto che, sebbene la quota di individui a rischio di povertà si attesti sullo stesso valore del 2023 (18,9%) e così anche per chi è in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (4,6% rispetto al 4,7%), si osserva, invece, un lieve aumento della percentuale di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (9,2% e 8,9% nell’anno precedente). Basti pensare che, nel 2023, il reddito annuale medio delle famiglie (37.511 euro) è, sì, aumentato in termini nominali (+4,2%), ma si è ridotto in termini reali (-1,6%). E pensare che, proprio 17 anni fa, la famiglia era l’ammortizzatore sociale più idoneo a compensare gli effetti negativi di congiunture economiche piuttosto turbolente e problemi strutturali. Oggi i redditi netti familiari si riducono in termini reali a causa dell’inflazione, riduzione particolarmente intensa nel Nord-est (-4,6%) e nel Centro (-2,7%), lieve nel Mezzogiorno (-0,6%) e debole crescita nel Nord-ovest (+0,6%). Le prospettive non sono rosee visto che stiamo al debutto – o forse no? – di una guerra tariffaria tra Usa e Ue, senza dimenticare il caro bollette, che attanaglia famiglie e imprese. «Scelte sbagliate del passato hanno generato una differenza tra noi e gli altri Paesi. L’anno scorso l’Italia ha pagato 108 euro al Megawattora, la Germania 78,5, la Spagna 63, la Francia 58. Poi noi ci chiediamo come mai non ci scelgono per venire a fare gli stabilimenti (industriali, ndr) nel nostro Paese», lamenta oggi il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.