di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il Mezzogiorno dimostra una positiva capacità di far fronte alle sfide economiche, compresa la crisi dell’industria automobilistica, molto impattante, mantenendo, nonostante tutto, un ritmo di crescita che, nel 2024, supera addirittura quello del Centro-Nord, +0,9% contro +0,7%, mentre nell’anno in corso la tendenza è quella di +0,8% contro il +0,9% del Centro-Nord. Anche dal punto di vista del mercato del lavoro, secondo il Check-up Mezzogiorno 2024 di Confindustria e Srm, l’occupazione nel Sud è cresciuta del 2,2%, con un dato positivo anche per le donne, +3,3%. Eppure, questo trend positivo non cancella una criticità persistente: la condizione delle donne nel mercato del lavoro meridionale continua, infatti, a essere gravemente penalizzata, frenando il potenziale di sviluppo. La forbice di genere resta ampia, con tassi di occupazione femminile ancora troppo bassi, in particolare per le madri. Il WeWorld Index 2025, presentato in Senato, sottolinea come le madri meridionali siano il gruppo sociale più penalizzato: il loro tasso di occupazione non supera il 69,5%, con la Sicilia fanalino di coda al 61%. Il Sud dimostra, insomma, segnali di crescita, anche nell’occupazione femminile, ma si deve fare di più per colmare, finalmente, l’esclusione di una parte fondamentale della forza lavoro, non solo per una questione di equità sociale, ma per debellare un ostacolo concreto alla crescita economica. Perché la competitività di un territorio si misura anche dalla capacità di valorizzare tutte le risorse disponibili e le donne, in questo senso, rappresentano un potenziale ancora troppo inespresso, con una mancata inclusione che pesa sull’economia meridionale, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie, contraendo i consumi, privando la collettività dell’apporto del lavoro ed anche dell’imprenditoria femminile. Le politiche per l’occupazione devono puntare su strumenti concreti e strutturali: in primis garantendo una rete di servizi e infrastrutture adeguate per favorire l’occupazione femminile, dagli asili nido ai servizi per l’infanzia, potenziando gli incentivi fiscali per il lavoro femminile, promuovendo le politiche aziendali di conciliazione, dallo smart working alle pari opportunità nei processi di selezione e carriera. Inoltre, il Mezzogiorno deve sfruttare appieno le possibilità offerte dai fondi europei e dalle Zone Economiche Speciali, che potrebbero incentivare l’imprenditoria femminile e attrarre investimenti. Insomma, un Mezzogiorno più forte passa necessariamente da una maggiore partecipazione delle donne alla vita economica, non possiamo più permettere che metà della popolazione venga relegata ai margini del mercato del lavoro: integrando pienamente le donne nel tessuto economico, si può consolidare e rafforzare la ripresa del Mezzogiorno e trasformarlo in un motore di crescita per l’intero Paese.