La delegazione ucraina e quella russa: «Ci vorrà tempo»

Kiev e Mosca, i due principali attori coinvolti nei colloqui a Riad, in Arabia Saudita, sono concordi su un punto: dai negoziati, che si stanno svolgendo con l’intermediazione degli Stati Uniti su tavoli separati – Usa-Russia, Usa-Ucraina – non bisogna aspettarsi risultati a stretto giro. «Il lavoro sta procedendo a porte chiuse. Non dovremmo tanto attendere delle svolte», ha spiegato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, all’Università russa di Economia di Plekhanov. Anche il consigliere del capo dell’Ufficio presidenziale ucraino, Serhiy Leshchenko, ha espresso lo stesso concetto, pur usando toni diversi: «I negoziati di solito richiedono più di un giorno, a volte mesi, e alcuni negoziati, come l’accordo sul Medio Oriente, durano anni», ha detto alla televisione, citato dall’agenzia statale Ukrinform. Posizioni che frenano “l’entusiasmo” del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che spinge invece per porre fine al conflitto – secondo le indiscrezioni raccolte dalla stampa, l’inquilino della Casa Bianca punta a imporre una tregua entro Pasqua -, convinto di essere l’unico «al mondo» in grado di fermare il leader del Cremlino, Vladimir Putin. «Abbiamo avuto discussioni molto ragionevoli e io voglio solo che la gente smetta di venire uccisa», ha aggiunto, parlando al sito Outkick. «Se smettono di uccidere persone in Ucraina, la guerra finirà, perché la guerra non è sul suolo russo», è invece la posizione dell’Alta rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, rispondendo alle domande in conferenza stampa con il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar.