di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

La pubblicazione del primo Bollettino Cnel sul mercato del lavoro, realizzato in collaborazione con l’Istat, rappresenta una novità efficace, finalizzata ad una migliore comprensione delle dinamiche occupazionali italiane, grazie alla sinergia tra l’esperienza e la competenza sia dell’Istituto di statistica che del Consiglio dell’economia e del lavoro, mettendo in rete i due Enti a beneficio di addetti ai lavori ed opinione pubblica. Uno strumento utile nel metodo, che, nel merito, in questo primo numero, ha evidenziato alcuni segnali positivi, con un aumento del numero complessivo degli occupati, che nel 2024 ha raggiunto 23 milioni e 932 mila unità, registrando un incremento di 352 mila persone rispetto al 2023, un aumento che è andato in parallelo con il calo del tasso di disoccupazione, confermando un miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Tra l’altro, come conferma il bollettino, la maggior parte dei lavoratori dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato. Restano, comunque, delle criticità da affrontare, che continuano a frenare un’ulteriore crescita dell’occupazione e che questa ricerca non ha mancato di sottolineare. I nodi irrisolti sono relativi da un lato alle disparità di genere, dall’altro ai divari territoriali. Per quanto riguarda l’inclusione femminile, nonostante il calo del tasso di disoccupazione, il divario tra uomini e donne rimane significativo: al 2024 il tasso di occupazione maschile è, infatti, del 71,1%, contro il 53,3% di quello femminile, con ancora più marcata la penalizzazione per le lavoratrici straniere. Emerge la necessità di adottare misure più incisive per aumentare la partecipazione femminile, attraverso strumenti di conciliazione tra vita privata e professionale e politiche efficaci per la parità salariale. Permane anche un forte divario territoriale, il Mezzogiorno, infatti, sebbene abbia registrato un lieve miglioramento, resta tra le aree con i livelli occupazionali più bassi d’Europa. Una situazione che impone un rafforzamento di politiche di sviluppo economico e incentivi per l’occupazione. Poi i giovani, altro problema strutturale del mondo del lavoro italiano: il bollettino, in questo caso, segnala una riduzione del numero di Neet, con un calo del 4,8% rispetto al 2023, ma, nonostante questo miglioramento, il tema dell’inserimento lavorativo delle nuove generazioni resta rilevante, richiedendo un impegno costante da parte delle istituzioni in tema di formazione e politiche attive del lavoro, insistendo nella direzione già presa, per rendere il mercato del lavoro più inclusivo e competitivo. Una situazione complessiva in buona parte nota, ma che ora, con la nuova analisi del Cnel, è ancora più chiara, nell’auspicio che questi dati forniscano le basi per politiche in grado di migliorare realmente le condizioni lavorative in Italia.