Al Consiglio europeo, il premier riesce a far valere le richieste dell’Italia anche sul dossier migranti. Sul caso del “Manifesto di Ventotene”: «A sinistra sta uscendo un’anima illiberale»

Bilancio positivo. Al Consiglio europeo, andato in scena tra ieri e oggi a Bruxelles, il premier, Giorgia Meloni, è riuscito a far valere le posizioni dell’Italia sui dossier, al centro del summit: competitività, difesa, migrazioni. Nelle conclusioni finali adottate al termine del Consiglio, che ha confermato il sostegno alla resistenza ucraina, nella porzione dedicata alla competitività, è presente la proposta italiana legata all’utilizzo del programma InvestEu per il piano della Difesa: «Abbiamo chiesto di aggiungere al lavoro che è stato fatto, che carica tutto l’impegno sulla difesa sul bilancio degli stati nazionali, un’iniziativa che potesse mettere garanzie europee sugli investimenti privati», ha rivendicato il presidente del Consiglio. Non è finita qui perché nel capitolo sui flussi migratori «si fa cenno all’ultima lettera di von der Leyen sulle migrazioni, che fa riferimento al nuovo regolamento sui rimpatri che sosteniamo con forza e che tra le altre cose prevede hub nei Paesi terzi per processare le richieste di asilo: qualcosa che l’Italia ha avviato con il protocollo Italia-Albania», ha aggiunto Meloni, sottolineando che «c’è la richiesta dell’anticipo della soluzione sul concetto di Paese sicuro e c’è anche l’impegno ad anticipare una lista europea dei Paesi sicuri, che chiaramente risolverebbe molte delle questioni che abbiamo discusso in queste settimane». Infine, una battuta sul caso del “Manifesto di Ventotene»: «La sinistra sta perdendo il senso della misura, penso che stia uscendo fuori un’anima illiberale e nostalgica».