Il leader della Lega torna sulle polemiche sul Manifesto di Ventotene: «Di sicuro i padri fondatori non pensavano ad un’Europa che si riarma»

Il giorno dopo è anche peggio, non si placano le polemiche l’indomani dell’intervento alla Camera del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. È in particolare il passaggio sul Manifesto di Ventotene che continua a far impazzire la sinistra. La bagarre nell’Aula di Montecitorio si è perciò trasferita oggi al Senato, con la presidente dei senatori di Italia Viva, Raffaella Paita, che ha definito la discussione di ieri – come riportato dalle agenzie – «un fatto grave per la democrazia». Di seguito la risposta del senatore della Lega, Claudio Borghi, secondo il quale il Manifesto di Ventotene è «un testo tra i più orribilmente antidemocratici». «Mi sembra che a sinistra siano un po’ divisi e nervosi. Il dibattito su Ventotene lo lascerei agli storici, ma di sicuro i padri fondatori non pensavano ad un’Europa che si riarma», è stato il commento del vicepremier, Matteo Salvini, oggi a margine dell’inaugurazione del Ponte dell’Industria a Roma, nelle parole riportate, tra gli altri, da Askanews. «Abbiamo totale fiducia in Giorgia e nel governo – ha poi aggiunto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, tornando alla questione centrale del dibattito sul riarmo europeo –. Quello che è certo è che, se fino a ieri ci hanno detto che non potevamo fare neanche dieci euro di debito per investire nella sanità, nelle scuole e nelle strade, adesso che qualcuno si svegli e mi dica che possiamo spendere 800 miliardi per comprare armi è qualcosa che non mi convincerà mai. Leggevo questa mattina che se il commissario Kallas chiede di investire cinque miliardi per comprare proiettili, ecco, con cinque miliardi io metto a posto tante strade». «Le uniche divisioni – ha quindi proseguito Salvini – sono a sinistra. Abbiamo votato la risoluzione insieme. Penso che la Lega sia il collante della maggioranza e a volte serve di stimolo per dire o fare quello che altri non possono dire o fare». A Bruxelles, intanto, è stato il giorno del Consiglio europeo. Dal vertice dei leader emerge la posizione, adottata da 26 Stati (vista l’eccezione dell’Ungheria), «a sostenere la riparazione, la ripresa e la ricostruzione dell’Ucraina, in coordinamento con i partner internazionali». Inoltre, il Consiglio europeo «invita la Russia a mostrare una reale volontà politica di porre fine alla guerra». «La conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina prevista per luglio 2025 sarà ospitata dall’Italia», viene ancora sottolineato nelle conclusioni.