di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Negli ultimi decenni, in un mercato globalizzato, il mondo del lavoro ha subito profondi cambiamenti normativi che hanno inciso sia sulla stabilità occupazionale che sulla capacità delle imprese di assumere. Oggi, in un contesto, finalmente, di crescita dell’occupazione ed anche dell’occupazione stabile, ci troviamo di fronte a quesiti referendari, finalizzati all’abrogazione di alcune norme in materia di tutela del lavoro e disciplina dei contratti, che rischiano di compromettere quanto realizzato, più in un’ottica di contrapposizione politica con l’Esecutivo che al fine di ottenere vantaggi concreti – e quello della concretezza è un punto fondamentale – per i lavoratori. Perché intervenire, ora, sulla materia potrebbe comportare il reale rischio di generare un contraccolpo occupazionale, ostacolando addirittura la creazione di nuovi posti di lavoro stabili, spingendo le imprese verso forme contrattuali più precarie o addirittura ad evitare le assunzioni, con anche, nei casi peggiori, il ricorso al lavoro irregolare. Se da un lato è giusto valutare miglioramenti nelle condizioni dei lavoratori, dall’altro bisogna considerare che il principio delle tutele crescenti rappresenta un compromesso che ha portato maggiore dinamicità nel mercato del lavoro, incentivando la stesura di contratti a tempo indeterminato. Eliminare le norme attuali senza una valida e moderna alternativa significherebbe fare un passo indietro, con conseguenze potenzialmente negative sia per i lavoratori che per le imprese, con un riferimento particolare a quelle più piccole, che costituiscono l’ossatura del nostro sistema produttivo ed anche della nostra occupazione. Proprio quelle Pmi dove, nella foga referendaria, si rischierebbe anche una riforma peggiorativa per i lavoratori sulla questione delle indennità in caso di licenziamento. Serve un approccio bilanciato e l’Ugl, da sempre dalla parte dei lavoratori, proprio per questo, considera controproducente ignorare la realtà economica e produttiva del Paese. Il mercato del lavoro, in sostanza, per fornire reali opportunità ed anche rispetto dei diritti e delle tutele, ha bisogno di regole chiare, equilibrate, effettivamente attuabili e capaci di garantire i lavoratori senza scoraggiare la creazione di nuovi posti di lavoro. L’obiettivo non deve essere quello di irrigidire il mercato del lavoro con norme che rendano più difficile assumere, ma di creare un contesto in cui le imprese possano crescere e i lavoratori possano contare su opportunità reali e su contratti e tutele, anche fatte di politiche attive, che rispecchino la modernità del mondo produttivo. Un sistema sano e sostenibile è quello che permette la crescita economica, la tutela dei diritti e la valorizzazione delle competenze, senza creare barriere che ostacolano il futuro del lavoro in Italia.