Quando le uova Ue fanno gola agli Usa

Sembrerà assurdo che una superpotenza economica e militare come gli Stati Uniti d’America siano in difficoltà per le uova, eppure è quello che sta accadendo. Il loro prezzo esorbitante aveva già messo nei guai Biden e ora rischia di mettere in difficoltà un presidente, pur protezionista, come Donald Trump.
Fatto sta che negli Usa, ormai, le uova si vendono nei supermercati a peso d’oro: prezzi saliti alle stelle, secondo un documento del dipartimento americano dell’Agricoltura (Usda), e a gennaio 2025 aumentati del 53%, più alto di quello del 2024 e già, nel mese di febbraio, in ulteriore rialzo.
Come mai? L’influenza aviaria è arrivata a contagiare persino 70 persone e causato un decesso, infettando oltre 18 milioni di galline e portando ad una drastica diminuzione delle uova in circolazione e a ciò si è aggiunta l’inflazione. Piccoli consumatori e ristoratori, tutti sulla stessa barca: non possono fare fronte al prezzo così esorbitante. Di conseguenza, sono aumentati anche i prezzi di molte pietanze a base di uova. Tra i piccoli commercianti c’è chi ha cominciato a vendere uova sfuse, c’è anche chi ha pensato di buttarsi nel business facendo scorte nelle fattorie locali. Oppure c’è chi preferisce acquistare uova singole, già bollite, a ben 2 dollari e 49 centesimi l’una o chi compra uova liquide, a prezzi più abbordabili, ma non più di tanto. Per non parlare del fenomeno del contrabbando ai confini meridionali degli Usa o a quello dei furti in Pennsylvania.
Una situazione molto complessa, dato il copioso utilizzo di uova nella dieta e nei menù americani, che ha spinto – secondo quanto riportato dal sito dell’agenzia di stampa agi.it – Washington a chiedere aiuto ad alcuni Paesi europei, tra cui la Danimarca. Secondo quanto riferito da Reuters, un rappresentante in Europa del Dipartimento Usa all’Agricoltura (Usda), ha contattato formalmente la Danish Egg Association in merito alla volontà e alla capacità di esportare uova negli States, nonostante le tensioni commerciali innescate dai dazi di Trump. Per rispondere alla richiesta, Copenhagen è in attesa di ulteriori informazioni da Washington, mentre la Finlandia ha risposto già di no. La Turchia, invece, prevede di esportare 420 milioni di uova negli Stati Uniti quest’anno (secondo l’Egg Producers Central Union in Turchia), ma è ben poca cosa considerando che in media gli Stati Uniti producono 7,5 miliardi di dozzine di uova all’anno. Dazi o uova? Sarà questo, presto, il nuovo dilemma?