di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Diversificare le esportazioni dei nostri prodotti d’eccellenza su altri mercati oltre a quello statunitense, difendere industria e territori europei, contrastare pratiche commerciali scorrette e sleali, ma prima di tutto individuare, con un approfondimento, la strategia da perseguire in Europa, prima ancora di predisporre un piano da centinaia di miliardi di euro per aumentare la difesa dell’Unione, sono personali convinzioni che, dopo l’audizione informale di oggi di Mario Draghi davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato, si stanno consolidando sempre di più.
La preoccupazione per la politica dei dazi imposta da Trump non solo rende ancora più urgente realizzare il documento sulla competitività europea presentato a settembre 2024 dallo stesso Draghi, ma dimostra anche quanto tempo prezioso l’Europa abbia perso nell’attesa o, molto più probabilmente, nell’aspettativa che Donald Trump non vincesse. E continui a perdere.
A cosa serve ora puntare tante risorse sulla Difesa, visto che un esercito europeo ancora non esiste e chissà quanto ci vorrà ancora per costruirne uno? È a questa domanda che Bruxelles dovrebbe rispondere, magari ammettendo che, di fronte alla crisi di acciaio e automotive, a cui contribuisce senza dubbio il processo di decarbonizzazione e a cui non basta la dilatazione del tempo dell’entrata in vigore delle sanzioni, poiché le nuove immatricolazioni sono al di sotto della quota di mercato necessaria a raggiungere i target fissati dall’Ue, è necessario, per compensare la crisi del manifatturiero e del siderurgico, spostare gli sforzi su settori da sempre strategici, ma fino all’altro ieri circondati da una coltre di silenzio, come difesa e spazio. A cui si dovrebbe aggiungere anche il nucleare. Si comprenderebbe meglio, si accetterebbe meglio da parte di cittadini in tutta Europa spaventati e preoccupati per il futuro.
Draghi ci ha esortato a fare presto e anche, come italiani, a fare da soli, non aspettando le riforme europee soprattutto in tema di energia, investendo estesamente nella flessibilità̀ e nelle reti, disaccoppiando il prezzo dell’energia prodotta dalle rinnovabili e dal nucleare da quello dell’energia di fonte fossile.
Non abbiamo tempo da perdere perché l’energia in Ue costa più che in Usa e l’energia in Italia è la più cara di tutta Europa. Sarebbe importante cogliere almeno da oggi tutte le sollecitazioni di Draghi da parte di Bruxelles, ma da lì, proprio oggi, si continua a parlare di Green Deal, come se non fosse più evidente quanto sta accadendo intorno al Vecchio Continente e senza che quest’ultimo ne sia protagonista. Un ritardo nella comprensione che fa perdere sempre più terreno all’Europa rispetto a Usa e Cina, soprattutto in materia di Intelligenza artificiale, fatto che ci porterebbe a subire, più che a governare, la più importante delle transizioni tecnologiche a cui stiamo al momento assistendo.