di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Italia Oggi Sette dedica un interessante approfondimento ad un particolare segmento di competenze ricercate dalle aziende italiane, i diplomi di scuola superiore, che restano titoli molto richiesti: nel 2024, infatti, il 27,8% del totale delle assunzioni previste era riservato ai diplomati, solo, però sulla base di determinate caratteristiche. Una questione importante, dato che, come confermano gli ultimi dati pubblicati dall’Eurostat, se in Italia l’occupazione generale continua a crescere, una fascia anagrafica resta indietro, quella dei giovanissimi, tra 15-24 anni, per i quali il tasso si ferma al 19,2%, oltre 15 punti in meno rispetto alla media UE, del 34,8%. Proprio coloro che, dopo la maggiore età, hanno come titolo di studio il diploma. Innanzitutto, con una crescente scolarizzazione dei giovani italiani, occorre ricordare che, a un anno dal conseguimento del diploma, il 71,4% dei ragazzi è iscritto a un corso di laurea, dei quali solo il 22% circa coniuga studio e lavoro, mentre il 18,2% si inserisce nel mercato del lavoro. A tre anni dalla maturità, è dedito esclusivamente al lavoro il 24% dei diplomati, il 44,5% si impegna unicamente negli studi universitari, mentre il 22,8% concilia studio e lavoro. Molti ragazzi, quindi, scelgono volontariamente di posticipare l’ingresso nel mondo del lavoro per continuare a concentrarsi sul percorso di formazione. Per coloro che, invece vogliono da subito lavorare, i diplomi maggiormente richiesti appartengono alle aree dell’amministrazione, contabilità, finanza e marketing, del turismo, enogastronomia e ospitalità, dell’industria meccanica, ma anche del settore sociosanitario. Fra i diplomati più richiesti, ma più difficili da trovare, i tecnici della salute, cioè infermieri, fisioterapisti, logopedisti, operatori sociosanitari e radiologi, i tecnici delle costruzioni civili e della gestione dei cantieri edili, gli agenti assicurativi, gli addetti alle buste paga, ma anche i disegnatori industriali ed i tecnici elettronici. Accanto al diploma, sono poi molto considerate dalle aziende alcune competenze trasversali, legate alla digitalizzazione ed alle tecnologie green, ma anche alle cosiddette “soft skills”, ovvero flessibilità, capacità di adattamento e di cooperazione, mentre spesso i neodiplomati, nonostante il titolo, vengono percepiti dalle imprese come inesperti o impreparati, sia dal punto di vista delle abilità sociali che anche nello svolgimento di alcuni compiti specifici. Un quadro complessivo che conferma necessità note: una formazione più aderente alle esigenze del mercato del lavoro, specie nell’ambito delle aree tecnico-professionali, ma anche delle competenze trasversali, orientamento e politiche attive moderne, una maggiore stabilità contrattuale. Per favorire lo sviluppo ed evitare il fenomeno, dannoso dal punto di vista anche della tenuta demografica e quindi socio-economica del Paese, della fuga dei giovani verso l’estero.