Costi economici
Oltre alla perdita demografica, l’Italia sta subendo un ingente danno economico. La Fondazione Nord Est ha calcolato che il capitale umano emigrato nel periodo 2011-2023 ha un valore economico pari a 133,9 miliardi di euro. La Lombardia, con 22,8 miliardi, guida questa triste classifica, seguita da Sicilia (14,5 miliardi) e Veneto (12,5 miliardi). Nel biennio 2021-2022, il valore del capitale umano perso è stato di 8,4 miliardi annui, a prezzi aggiornati al 2023. In altre parole, l’Italia investe nella formazione e nella crescita dei propri giovani, ma sono i Paesi di destinazione a raccoglierne i benefici. L’Italia, nella competizione globale per il talento, si ritrova sempre più spesso nel ruolo di preda.
Percentuali
Uno degli elementi più sorprendenti dell’analisi riguarda la composizione di chi lascia il Paese. Contrariamente al concetto classico di “fuga di cervelli”, non sono solo i laureati a partire. Sebbene oltre il 40% degli emigrati dal 2011 al 2023 abbia una laurea (percentuale in crescita rispetto al passato), un altro 30% è diplomato, mentre più del 30% non ha nemmeno un diploma di scuola superiore. Questo significa che l’emorragia di capitale umano riguarda tanto i “colletti bianchi” quanto le professioni tecniche e manuali, e in particolare colpisce il Nord, dove le opportunità lavorative sono più numerose. Torna il concetto di emigrazione per necessità che rimanda ad esperienze del passato.