Romania, le violente proteste che agitano l’Europa. Renzi, «scandalo totale impedire a candidato di competere a elezioni perché filorusso»
Sta succedendo in Europa. In seguito alla decisione, ieri sera, dell’Ufficio elettorale centrale della Romania di respingere la candidatura di Calin Georgescu alle prossime elezioni presidenziali, il centro di Bucarest è diventato teatro di violente proteste. Per la seconda volta, la corsa alle elezioni presidenziali di Georgescu viene fermata. La prima, a novembre, quando la vittoria al primo turno dello stesso Georgescu viene fermata da una sentenza della Corte Costituzionale per il sospetto di finanziamenti illegali e possibile ingerenza russa. La Romania è diventato il primo Stato membro dell’UE in cui delle elezioni sono state invalidate a causa di ingerenze straniere e disinformazione attraverso TikTok. A tal proposito, la Commissione Ue ha avviato un procedimento formale contro TikTok per la sua presunta incapacità di limitare le interferenze elettorali. Se è vero, come è vero, che Georgescu è noto per le sue posizioni ultranazionaliste, euroscettiche e anti Nato, al punto da aver proprio ieri ricevuto il sostegno di Elon Musk, lo è altrettanto che la Commissione europea si sia distinta per la particolare attenzione riservata alle elezioni in Romania con un occhio rivolto alle elezioni che, di lì a qualche mese, si sarebbero dovute svolgere in Germania, anche in quel caso per il rischio di ingerenza da parte della Russia. «Dobbiamo proteggere le nostre democrazie da qualsiasi tipo di interferenza straniera. Ogni volta che sospettiamo un’interferenza di questo tipo, soprattutto durante le elezioni, dobbiamo agire con rapidità e fermezza», disse a suo tempo Ursula von der Leyen. Il solo rischio di ingerenza può giustificare interventi “dall’alto”, suffragati dal semplice sospetto? La scelta di bloccare, per la seconda volta, la partecipazione alle prossime elezioni presidenziali di Calin Georgescu ha scatenato i suoi sostenitori, i quali, riuniti ore prima della sentenza davanti alla sede dell’Ufficio elettorale centrale, hanno reagito distruggendo arredi urbani e incendiando alberi nel centro storico, tentando di entrare nell’edificio, lanciando pietre, pezzi di pavimentazione, bottiglie e sedie contro le forze dell’ordine. La gendarmeria ha disperso i manifestanti utilizzando anche gas lacrimogeni, le autorità hanno avviato un’inchiesta sugli scontri, ma la situazione nella capitale romena resta tesa. È molto grave che tutto ciò accada proprio in Europa.