di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Sul Sole 24 Ore, oggi vengono analizzati i dati Infocamere sui cambiamenti nelle proporzioni di addetti ai vari settori produttivi nel periodo 2014-2024 e la tendenza generale che si è verificata in questo decennio è stata quella di un progressivo spostamento dell’occupazione dal settore manifatturiero a quello dei servizi, nel quale attualmente sono impiegati oltre sette lavoratori italiani su dieci. Sono aumentati gli occupati in particolare nei settori dell’alloggio e ristorazione, della sanità e dell’assistenza, del commercio, ma anche in alcuni specifici ambiti della manifattura, come chimica, alimentare e farmaceutica. Sono diminuiti, invece, gli occupati in alcuni comparti industriali storici, come la moda e il legno-arredo, che hanno perso oltre 53mila lavoratori in dieci anni, ma anche gli addetti ad alcuni rami del terziario, come immobiliare e credito. Non cambia solo la quantità di occupati per i vari settori, ma anche la qualità, con una presenza sempre maggiore di informatici, di vari livelli di competenza. Basti pensare al mondo del credito e delle banche, con la riduzione degli sportelli, la trasformazione del settore finanziario ed un impatto crescente del digitale e dell’intelligenza artificiale. Insomma, tra il 2014 ed il 2024, si è osservato anche in Italia il fenomeno, tipico dell’attuale modello economico europeo, di una progressiva terziarizzazione dell’economia, con anche i conseguenti rischi di questo modello, sia a livello di mondo del lavoro, in termini di qualità e stabilità, con una maggiore precarizzazione, sia a livello di solidità e sicurezza dell’economia stessa, sempre più dipendente dall’estero per la produzione di beni. È vero che negli ultimi anni si è riscontrata una crescita complessiva degli occupati, pari a 2,6 milioni, e questo è un fatto certamente positivo. Questo fenomeno, però, deve portarci a riflettere sull’esigenza di sostenere, finalmente e come finora non è stato fatto, il manifatturiero, che rimane un pilastro fondamentale dell’economia e dell’occupazione. Un’inversione di tendenza opportuna soprattutto adesso, dato il nuovo contesto politico ed economico internazionale, che sta mettendo in discussione molti di quelli che sono stati finora i dogmi della “globalizzazione”, transizione green compresa. Rivalutando, poi, accanto all’industria, anche il settore primario, per una ancora maggiore indipendenza economica. Il secondo elemento importante, alla luce dei cambiamenti già avvenuti e di quelli che probabilmente avverranno, è la necessità creare nuove professionalità con percorsi di istruzione, formazione e aggiornamento adeguati, per colmare il divario fra domanda e offerta. Il lavoro è cambiato e cambierà ancora: bisogna farsi trovare pronti, per mantenere e migliorare la nostra competitività in un’ottica di sicurezza nazionale e responsabilità sociale.