Cresce l’occupazione femminile, ma resta il divario di genere. Il tasso di occupazione delle donne è aumentato, ma con squilibri anagrafici e territoriali
Alla vigilia dell’8 marzo, il recente rapporto Cnel-Istat attesta che in Italia la dinamica positiva dell’occupazione femminile, all’interno di una crescita occupazionale generale, prosegue: dal 2008 al 2024, infatti, il tasso di occupazione delle donne è cresciuto di 6,4 punti percentuali. Questa crescita, però, ha interessato principalmente le donne over-50, con un aumento di 20 punti, mentre per le giovani tra i 25 e i 34 anni l’incremento si è fermato a 1,4 punti. Un dato che evidenzia una criticità strutturale del mercato del lavoro italiano, squilibrato verso le fasce più alte d’età per quantità e qualità dell’occupazione. Le donne più giovani incontrano maggiori difficoltà nell’ingresso e nella permanenza nel mercato del lavoro, spesso a causa della maternità, delle responsabilità familiari ed anche come conseguenza del precedente orientamento scolastico, ancora troppo poco orientato sulle materie Stem maggiormente richieste dalle aziende. Ma esiste anche una geografia delle disuguaglianze: nel Mezzogiorno la situazione è più critica che nel resto del Paese, come anche l’Italia è indietro rispetto alla media europea, con il tasso di occupazione femminile più basso tra i 27 membri dell’Unione, inferiore del 12,6% rispetto alla media Ue. Sul tema della qualità del lavoro, solo il 53,9% delle donne occupate ha un lavoro standard, contro il 70% degli uomini, quasi un quarto delle donne occupate presenta, poi, una o più condizioni di vulnerabilità lavorativa, rispetto al 13,8% degli uomini. Restano soffitto di cristallo e divario salariale, con una differenza retributiva media annua superiore ai 6 mila euro a vantaggio degli uomini. Infine, le donne disoccupate in Italia sono quasi un milione, e oltre la metà, il 54,3%, è in cerca di lavoro da più di un anno. Altre 7,8 milioni di donne risultano inattive, un terzo delle quali per motivi familiari, mentre altre 600 mila non cercano lavoro perché scoraggiate, convinte di non riuscire a trovarne uno. Insomma, la crescita c’è, ma la strada da fare è ancora lunga.