di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
In uno scenario internazionale in rapido cambiamento, si colloca anche il tema del futuro dell’ex Ilva. L’acciaio rappresenta, lo diciamo da sempre, un asset strategico, da proteggere a vantaggio dell’Italia ed anche dell’Europa. Ancor più vero oggi, alla vigilia delle nuove politiche europee improntate da un lato alla ripresa del settore automobilistico, dall’altro al rafforzamento del sistema di difesa. In questo senso il destino dell’ex Ilva non riguarda solo, e già comunque sarebbe abbastanza, migliaia di lavoratori, ma si intreccia con le grandi sfide economiche e geopolitiche del nostro tempo. Il sostegno al comparto automotive ed il nuovo piano europeo per la difesa pongono, infatti, l’acciaio al centro delle politiche di sviluppo. Nell’ambito delle politiche industriali relative al settore automobilistico e non solo, una filiera siderurgica nazionale forte può minimizzare la dipendenza dalle importazioni, a beneficio della bilancia commerciale, della competitività e dell’occupazione, ma anche della sicurezza industriale ed economica. Ma, considerando, accanto a questo elemento, anche il nuovo piano europeo per la difesa – al di là delle considerazioni politiche sulla necessità di garantire all’Ue una migliore capacità di risposta alle crisi internazionali e su come dovrà essere impostata, a livello di risorse ed a livello istituzionale, se nazionale o comune – dal punto di vista economico ed anche, quindi, occupazionale e sindacale ci troviamo di fronte ad un’occasione storica per la siderurgia italiana: la mobilitazione comprenderà anche uno sforzo industriale nell’ambito del quale l’acciaio sarà un elemento chiave per la produzione di mezzi, infrastrutture e attrezzature militari. L’Italia e l’Europa hanno bisogno di acciaio, come l’acciaio italiano ha bisogno di un piano chiaro e concreto per tornare a essere un pilastro dell’industria continentale. Il rilancio dell’ex Ilva può e deve essere parte integrante di questa strategia, con un approccio orientato ai risultati concreti. Per il momento è stato raggiunto un accordo per un altro anno di cassa integrazione straordinaria per oltre 3mila lavoratori dell’ex Ilva, un passo in avanti positivo, ma temporaneo. L’attenzione ora si concentra sulla vendita degli stabilimenti e sul possibile ingresso dello Stato nella compagine azionaria. Il governo sta valutando una partecipazione minoritaria per accompagnare il processo di rilancio produttivo, ma le incognite restano e la priorità deve essere quella di offrire investimenti e innovazione, dando un futuro certo ad una siderurgia italiana efficiente, sicura e moderna. Soprattutto cambiando il modo di guardare alla questione: non considerando più l’ex Ilva come un problema da risolvere, ma come un’opportunità da cogliere. Occorre una visione strategica che valorizzi il ruolo dell’acciaio nella transizione industriale, nel rilancio dell’automotive e nella nuova politica europea di difesa.