«L’America è tornata», il primo discorso sullo stato dell’Unione

Il discorso più lungo mai pronunciato da un presidente USA davanti al Congresso di Washington, ben un’ora e 40 minuti, è stato il primo di Donald Trump in qualità di presidente degli Stati Uniti sullo stato dell’Unione. I temi toccati, suoi cavalli di battaglia: la globalizzazione come «male dei mali», i dazi come vero e proprio credo economico contro «la catastrofe economica» e «l’incubo inflazionistico» lasciato in eredità dall’amministrazione Biden, i grandi successi nella riduzione dell’immigrazione illegale, il controllo del Canale di Panama e l’ipotesi di controllare «in un modo o in un altro» la Groenlandia, i progressi negli sforzi di pace in Medio Oriente, il rapporto con l’Ucraina e la Russia e la convinzione che «Kiev sia pronta a sedersi al tavolo dei negoziati il prima possibile per avvicinare una pace duratura», la lotta contro la cultura woke, gli sforzi nel ridurre gli sprechi governativi, sottolineando come le sue «misure di contenimento» degli stessi abbiano fatto risparmiare i contribuenti americani, riferendosi in particolare al programma di Social Security indebitamente percepito da «migliaia di persone con più di 120 anni di età», ma questo pare non sia vero. Teatrale il suo intervento, come altrettanto scenografica è stata l’accoglienza: i Democratici hanno manifestato apertamente la loro opposizione, mentre i Repubblicani hanno accolto il presidente con scroscianti applausi. Il deputato Al Green è stato scortato fuori dall’aula all’inizio del discorso, dopo aver interrotto il presidente per contestare i tagli ai programmi sociali. E poi le promesse: «Raggiungeremo il pareggio federale di bilancio», «per decenni noi derubati da tutti i Paesi, risponderemo dazio su dazio».