di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Oggi, in un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore, l’ex ministro ed economista Giulio Tremonti propone un’analisi sul rapporto tra la politica commerciale statunitense dell’amministrazione Trump, basata sull’introduzione di nuovi dazi, ed il futuro del commercio mondiale, con un occhio in particolare all’Europa, al momento in grave difficoltà, su vari fronti peraltro, nel rapporto con lo storico alleato d’oltreoceano. In difficoltà, occorre dirlo, anche a causa delle molte scelte sbagliate fatte negli ultimi anni in tema di difesa della nostra produzione economica, non solo nei confronti degli Usa, ma anche delle altre grandi potenze commerciali, a partire dalla Cina. Ed ecco che ci troviamo a pagarne il conto. Una soluzione per affrontare la situazione la suggerisce Tremonti: alla luce di un’economia ormai strutturata in modo globalista, i nuovi dazi americani sull’Europa colpiranno certamente l’industria manifatturiera europea, in particolare quella tedesca e il suo indotto italiano, ma avranno anche un effetto boomerang sugli stessi Stati Uniti, danneggiando le aziende americane con stabilimenti in Europa. Se da un lato sarebbe possibile rispondere alle tasse sull’esportazione con altrettante sull’importazione di merci, americane e non solo, contraendo così ulteriormente il commercio, il professore suggerisce, invece, una strategia fiscale sulle grandi multinazionali digitali, tra l’altro la gran parte di proprietà proprio statunitense o cinese, ridefinendo il concetto di tassazione per questo tipo di attività. Necessariamente a livello di Unione, nel contesto di un’Europa che dovrebbe assumere un ruolo più forte in materia di politica economica e commerciale. Insomma, le novità che stanno venendo dagli Usa potrebbero cambiare il volto del commercio mondiale, ma anche della produzione. Anche perché si potrebbero rivedere molte delle scelte fatte nel passato, che hanno delegato al libero mercato un’autoregolamentazione pressoché assoluta, che, nei fatti, per un sistema come quello europeo, si è rivelata controproducente da molti punti di vista. Interessante, a questo proposito, anche lo spunto offerto dalle parole del senatore Gasparri, che, in tema di dazi, sottolinea una questione centrale, un problema sorto ben prima dell’avvento del secondo mandato di Trump e della sua strategia protezionistica, ovvero il ruolo delle organizzazioni internazionali del commercio, ma anche della stessa Ue, nei confronti della concorrenza sleale e del rispetto dei parametri sociali ed ambientali. Lo sconvolgimento provocato dal cambio della guardia alla Casa Bianca non solo a livello politico, sulla guerra in Ucraina ed il tema della difesa, ma anche economico, con l’introduzione dei dazi, potrebbe e dovrebbe portare quindi l’Europa ad affrontare e dirimere criticità ormai annose, trasformando una crisi in un’opportunità.