di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
L’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera dal ministro del lavoro Calderone sulla situazione del mondo del lavoro in Italia ci racconta di una condizione complessivamente positiva, come dimostrano i dati sul record di occupati, oltre 24 milioni. Gli ultimi dati Istat parlano di un’ulteriore crescita a gennaio, con un tasso di occupazione al 62,8%, mentre la disoccupazione scende al 6,3% e l’inattività cala al 32,9%. Un successo attribuito dalla stessa Calderone innanzitutto a lavoratori e imprese, anche se è stato sicuramente fondamentale l’apporto delle politiche messe in campo dallo Stato, specie in un frangente economico complesso come quello che abbiamo attraversato negli ultimi anni, nel post-pandemia, tra inflazione e crisi energetica, conseguenza di un contesto politico internazionale difficilissimo e ancora in via di risoluzione. Misure importanti, a partire dalla riduzione del cuneo fiscale, vero vulnus del lavoro italiano, assieme ad altri interventi su assunzioni, produttività, giovani e donne. Una delle grandi questioni aperte, che del resto è stata analizza nella stessa intervista, riguarda poi l’impatto della trasformazione del Reddito di Cittadinanza in Assegno di Inclusione, con maglie più ristrette ed un maggiore accento sulla ricerca attiva del lavoro: secondo il ministro, il 26% di coloro che nel 2023 percepivano il RdC ora ha trovato lavoro. Segno che il passaggio da una politica eccessivamente assistenzialista, anche in caso di abilità al lavoro, e che in assenza di adeguati controlli ha dato adito a molti casi di abusi e frodi, ad una maggiormente rigorosa e orientata all’inclusione lavorativa, con tutti gli effetti a cascata sia sulle persone in cerca di occupazione, che sulle imprese, che pure sul sistema Italia in generale, in termini sia economici che sociali, sta producendo frutti positivi. Ora resta da affrontare il problema dell’occupazione giovanile, ancora troppo bassa. Certamente, come ricordato da Calderone, una delle problematiche più urgenti da risolvere resta quella del “mismatch” fra domanda e offerta, con quindi tanti giovani in cerca di lavoro, ma altrettante posizioni lavorative aperte che non si riescono a ricoprire in mancanza di professionalità corrispondenti. Necessari, quindi, interventi, come l’Ugl chiede da tempo, sul fronte sia del mondo dell’istruzione che di quello della formazione, per rendere più compatibili domanda e offerta di lavoro. Ma, e qui il discorso occupazionale si intreccia necessariamente con quello economico e con le difficoltà del mondo produttivo, per dare un nuovo slancio all’occupazione sono altrettanto decisive politiche infrastrutturali, energetiche ed industriali adeguate, che diano slancio al sistema produttivo e spingano le imprese a crescere e quindi ad assumere, includendo così al meglio le nuove generazioni.