Il ruolo dell’Italia nella coalizione «dei volenterosi»

È «necessario che l’Italia sia al nostro fianco, che si impegni in questo percorso, e che lo faccia da grande paese europeo, sulla scia di quanto ha fatto Mario Draghi», ha dichiarato un sempre più interventista e presenzialista presidente francese, Emmanuel Macron, in un’intervista al “Foglio”, parlando del vertice di ieri a Londra dei 15 leader europei con Ue, Nato, Turchia e Canada, nel tentativo di intestarsi il merito dell’iniziativa e il posto meritato dall’Italia. Tutto ciò, all’indomani dello strappo alla Casa Bianca tra il presidente Usa, Donald Trump, e l’omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. Nel frattempo, in casa nostra, le opposizioni pensano a incalzare Giorgia Meloni, chiedendole di non dividere l’Europa, in quanto troppo vicina a Trump, e di venire in Aula a riferire prima del Consiglio europeo. Come se non fosse più che evidente che il premier italiano ha evitato accuratamente di sbilanciarsi o di schierarsi da una parte o dall’altra. Sentendo Trump al telefono e incontrando Starmer in un bilaterale antecedente al vertice internazionale di Londra, ha dimostrato la sua determinazione nel voler giocare un ruolo di ricongiunzione, in primis, tra Donald Trump e Volodymir Zelensky, dopo lo strappo plateale alla Casa Bianca. Sottolineando il suo «no» a strappi con gli Usa, così come alcuni leader Ue sembravano voler fare, ha contribuito a evitare il frantumarsi del fronte occidentale e, allo stesso tempo, far riconquistare all’Ue un posto al tavolo della trattativa, dal quale, fino a venerdì sera, sembrava essere senza appello esclusa.