di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale
Via libera, ieri, dall’aula della Camera alla proposta di legge di iniziativa popolare della Cisl, che ha raccolto 400 mila firme, sulla Partecipazione dei lavoratori al capitale, alla gestione e ai risultati dell’impresa, alla quale l’UGL ha guardato con fiducia e favore per due importanti ragioni. La prima, perché la nostra organizzazione sindacale fin dalla sua fondazione, che risale al 24 marzo del 1950, ha assegnato al principio della Partecipazione il primo articolo dello statuto fondativo dell’allora Cisnal. La seconda, perché la pdl sulla partecipazione dei lavoratori nelle aziende rappresenta un passo avanti fondamentale nella definizione di un nuovo modello di relazioni industriali e in termini di democrazia economica, poiché, è bene sottolinearlo, i lavoratori partecipano anche alle scelte dell’azienda. Vorremo tanto oggi assistere al concretizzarsi di una svolta a dir poco necessaria, che, però, proprio nella compagine democratica e progressista del Paese, quella che considera la Costituzione italiana «la più bella del mondo», ha incontrato forti resistenze anche da parte di alcune sigle sindacali, Cgil in primis. Quest’ultima, in particolare, ritiene che quella sulla Partecipazione sia un provvedimento contro la contrattazione che mortifica il ruolo dei dipendenti relegandoli a semplici spettatori, mentre non teme che la stessa cosa possa accadere per lavoratori e sindacati con l’introduzione di un salario minimo per legge. Proprio a causa di una tale visione, chiamiamola, “distorta”, la proposta di legge sulla Partecipazione ha incontrato forti resistenze in Parlamento, resistenze che hanno tentato fortemente ridimensionarla.
Con la votazione di ieri si avvia a conclusione un percorso legislativo finalizzato a dare piena attuazione all’art. 46 della Costituzione Italiana. Solo che la Partecipazione disegnata nel testo approvato dalla Camera, verrà applicata su base volontaria dalle aziende, non prevede l’obbligatorietà della partecipazione dei lavoratori nel settore privato, né la presenza di un rappresentante dei lavoratori nel Consiglio di Amministrazione delle Aziende Partecipate (modello Rai) e non fa cenno, malgrado la prevista defiscalizzazione, alla obbligatorietà di partecipare agli utili di impresa da parte dei lavoratori.
Tutto ciò rischia di trasformare la futura legge in un’occasione persa. Il nostro auspicio, come organizzazione sindacale che fin dalle sue origini si è fortemente battuta per la realizzazione di questo importante principio nel nostro ordinamento e nel sistema di relazioni industriali, è che il Parlamento non approvi una legge che ha la Partecipazione soltanto nel titolo.