La misura ha un costo, ma i benefici possono essere decisamente interessanti

l’Inps ha appena pubblicato le istruzioni operative per il riscatto di periodo di lavoro non coperti da contributi. In altri termini, si parla del lavoro nero effettuato durante un determinato periodo della vita professionale della persona. La legge di riferimento è la 203/2024, mentre la circolare Inps è la numero 48/2025. Il riscatto dei periodi non coperti da contribuzione ha, chiaramente, un costo, per cui è fondamentale valutare bene quali sono i benefici che ne derivano che si traducono, principalmente, in una riduzione dei tempi di attesa per l’uscita e in un assegno un poco più sostanzioso. Il riscatto dà luogo ad una rendita vitalizia e può essere effettuato dal lavoratore o dalla lavoratrice direttamente, oppure dai loro eredi. Si tratta di una importante novità che si inserisce nella normativa già vigente che prevede la possibilità di coprire i periodi scoperti al datore di lavoro, in favore del dipendente, o al lavoratore stesso, due ipotesi che cadono in prescrizione dopo dieci anni. Decorso questo tempo, scatta quindi la novità contenuta proprio nella circolare 48/2024. Rispetto ai costi, totalmente a carico del beneficiario, si tiene conto dell’ultima retribuzione percepita. Ad esempio, una retribuzione di 30mila euro comporta un esborso di poco meno di 10mila euro; su tale somma, però, occorre poi considerare il risparmio in termini di Irpef, per cui si scende a circa 7.300 euro.