L’intervento di Meloni sulla vicenda: «Sconcertata per condanna, mi chiedo se giudizio basato sul merito. Il sottosegretario rimane al suo posto»
«Non vedo un grande fondamento giuridico nella sentenza che ha condannato il sottosegretario Delmastro, mi sembra più una scelta politica finalizzata a dare un colpo alla riforma della giustizia. Andremo avanti, perché va nell’interesse dei cittadini e della stessa magistratura. Per me può rimanere al suo posto». Così oggi il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Torino, in merito alla condanna a otto mesi per il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, in relazione alla rivelazione di documenti sul caso Cospito. Un tema, quest’ultimo, che è subito diventato un motivo di scontro politico, con le opposizioni che nelle ultime ore hanno scritto al presidente del Senato, Ignazio La Russa, per chiedere la convocazione di una conferenza dei capigruppo per calendarizzare «quanto prima» un «premier time» con Giorgia Meloni in Parlamento, in riferimento anche alla vicenda. Il suo pensiero al riguardo, Meloni, lo aveva espresso subito nella serata di ieri. «Sono sconcertata – aveva infatti scritto il presidente del Consiglio su X – per la sentenza di condanna del sottosegretario Andrea Delmastro, per il quale il pubblico ministero aveva inizialmente richiesto l’archiviazione e successivamente l’assoluzione. Mi chiedo se il giudizio sia realmente basato sul merito della questione. Il sottosegretario Delmastro rimane al suo posto». Se la segretaria dem, Elly Schlein, ha parlato di «dichiarazioni tecnicamente eversive», la replica di Delmastro, in un’intervista al Corriere della Sera, è che «non vi è nulla di eversivo atteso che io sto al mio posto e continuerò a farlo in virtù del principio di non colpevolezza fino all’ultimo grado di giudizio». Nello stesso colloquio, il sottosegretario ha anche osservato che «in realtà, altri in questi anni hanno esondato rispetto ai propri poteri e prerogative», riferendosi «a un segmento della magistratura, come hanno raccontato il processo Salvini, l’inchiesta su Meloni e gli altri ministri per il caso Almasri, le esfiltrazioni di atti segreti della procura di Roma e il caso Palamara». «Sono disorientato e addolorato per una condanna che colpisce uno dei collaboratori più cari e capaci – era stato in precedenza il commento affidato ad una nota del ministro della Giustizia, Carlo Nordio –. Confido in una sua radicale riforma in sede di impugnazione e rinnovo all’amico Andrea Delmastro la più totale e incondizionata fiducia. Continueremo a lavorare insieme per le indispensabili e urgenti riforme della Giustizia». Da parte sua, l’Associazione nazionale magistrati si è difesa da quelli che definisce attacchi «per delegittimare una sentenza».