Ieri l’attacco a Zelensky: «Dittatore mai eletto»

Tensione altissima tra Kiev e Washington, dopo lo scontro a distanza tra il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e il presidente statunitense Donald Trump. All’omologo ucraino, che lo aveva accusato di essere «influenzato dalla propaganda russa», Trump ha replicato, definendolo «un dittatore mai eletto». Una dichiarazione dal peso enorme perché rischia di delegittimare, indebolendo, il leader ucraino, alla vigilia di una possibile trattativa con Mosca per porre fine alla guerra. Per attutirne l’impatto, le cancellerie europee (Berlino, Roma, Parigi, Londra) e Bruxelles – «L’Ucraina è una democrazia, la Russia di Putin no», è la posizione dell’Ue espressa dal portavoce della Commissione europea, Stefan de Keersmaecker – hanno confermato il loro sostegno a Zelensky, chiedendo di essere incluse al tavolo delle trattative, dove Mosca potrebbe presentarsi in posizione di forza, anche alla luce della nuova postura statunitense: «Penso che i russi vogliano vedere la fine della guerra, lo penso davvero. Penso che abbiano un po’ le carte in regola, perché hanno preso un sacco di territorio. Hanno le carte in regola», ha detto il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, intervistato dalla BBC, a bordo dell’Air Force One. A Kiev, dove sono attesi il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Antonio Costa per il terzo anniversario dall’inizio dell’invasione russa su larga scala, è andato in scena un incontro tra Zelensky e l’inviato statunitense per la Russia e l’Ucraina, Keith Kellogg, il quale ha poi annullato la conferenza stampa che si sarebbe dovuta svolgere a margine del faccia-a-faccia, durante il quale Kiev ha ribadito «la volontà dell’Ucraina di raggiungere la pace attraverso la forza».