E poi arriva la (seconda) strigliata di Draghi
All’indomani del vertice di Parigi che si è concluso, come era prevedibile, con un nulla di fatto, arriva l’intervento di Mario Draghi, oggi, durante la plenaria della Settimana parlamentare europea 2025. Intervento che ha toccato, tra i molti punti (competitività, energia, difesa), il tema che sta a monte: «La mia sensazione è che nei prossimi mesi, i Paesi si raggrupperanno» tra «Paesi che continueranno a difendere l’unanimità e Paesi che saranno in un certo senso pronti a scendere a compromessi e ad andare verso un voto a maggioranza qualificata». L’unanimità, proprio quella che o in 7 o in 27 non si riesce a raggiungere e che con enormi ritardi porta a prendere o a non prendere decisioni epocali. «Il rapporto (quello sulla competitività, ndr) dice anche che avete altri modi: uno è il modello di cooperazione rafforzata, che è presente nei nostri statuti. Non siamo creativi in questo. E il terzo è il modello intergovernativo, vale a dire 2-3-4 governi concordano su determinati obiettivi e decidono che si muoveranno insieme, rimanendo aperti ad altri Paesi che si introducono. È ovvio che è meglio procedere insieme, ma per procedere insieme, specialmente in settori come la difesa, la politica estera, è necessaria una valutazione comune di quali sono i rischi, di quali sono i compromessi, specialmente, di chi è il nemico», ha sottolineato Draghi.
Insomma, c’era bisogno, ancora una volta, dell’intervento dell’ex presidente della Bce per capire che «dovremmo essere in grado di fare le cose insieme come se fossimo un unico Stato, ma questo dipenderà dalla legittimità democratica. Perché dobbiamo fare le cose insieme? Ci troviamo in una situazione in cui l’entità dei problemi supera le dimensioni dei nostri Paesi».