Bene i servizi, mentre la manifattura appare ancora in affanno
L’inizio «del 2025 replica le caratteristiche di disfunzionamento dell’economia italiana: restano robusti i presupposti per una crescita dei consumi, grazie all’occupazione elevata, ai redditi reali crescenti e all’inflazione sotto controllo, sebbene in episodica crescita a febbraio, mentre non si assiste a un coerente sviluppo della spesa delle famiglie». È quanto scrive la Confcommercio nell’ultima Congiuntura, spiegando che l’ICC ha segnato un modesto +0,3% a gennaio su base annua. La spesa delle famiglie, spiega l’associazione di categoria, appare frenata da una percezione ancora negativa delle proprie possibilità economiche, “scottate” dagli elevati livelli raggiunti dall’inflazione. Un rallentamento che si riflette sulla crescita del PIL, rimasto stabile a gennaio, mentre a febbraio è aumentato solo dello 0,2%. Per raggiungere l’obiettivo di crescita annua del +0,7%, sarebbe necessaria un’accelerazione nel secondo trimestre (+0,5%) e una forte ripresa nel secondo semestre. Per quanto riguarda i settori di attività economica, i servizi continuano a mostrare maggiore dinamicità rispetto ai beni, con il turismo che registra un record di presenze nel 2024 (460 milioni di notti) e una domanda in crescita per alberghi (+3,7%) e ristorazione (+1,4%). Anche i trasporti aerei (+11,2%) e i servizi ricreativi (+8,7%) evidenziano una buona tenuta. Al contrario, il settore manifatturiero fatica: calano le vendite di automobili (-3,8%), mobili (-1,9%) ed elettrodomestici (-1,7%). La Confcommercio mette poi in guardia dalle oscillazioni dell’inflazione, i cui rischi potrebbero nuovamente ripercuotersi sui consumi.