Secondo il premier, inoltre, «sarà importante fare chiarezza» sulle norme sui Paesi sicuri «e che la Corte di giustizia europea scongiuri il rischio di compromettere le politiche di rimpatrio»
«La legalità è una priorità assoluta di questo governo». Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lo ha sottolineato, osservando che «senza» la legalità «non si possono garantire i diritti più banali per i cittadini, lo è la lotta a ogni mafia, alla criminalità diffusa e il controllo dell’immigrazione irregolare di massa». L’occasione, offerta dalla Conferenza dei prefetti e dei questori alla Scuola superiore dell’amministrazione dell’Interno, ha permesso al premier di affrontare anche uno dei temi caldi, permanentemente attuale. Quello relativo alla gestione dei flussi migratori e le politiche di rimpatrio, quest’ultime al centro anche di uno “scontro” con un pezzo della magistratura e sulle quali è chiamata ad esprimersi la Corte di Giustizia europea. «Sarà importante fare chiarezza» sulle norme sui Paesi sicuri «e che la Corte di giustizia europea scongiuri il rischio di compromettere le politiche di rimpatrio non solo dell’Italia ma di tutti gli Stati membri dell’Unione europea». Secondo il presidente del Consiglio, «appare fragile» l’argomentazione «della supremazia della normativa europea rispetto a quella italiana in base alla quale si disapplicherebbe la normativa italiana sui paesi sicuri», considerato che la Germania «rimpatria in Afghanistan senza che questo dai giudici tedeschi sia considerato in contrasto con la normativa europea». «Per il terzo anno di fila si è registrato un incremento tra il 15 ed il 20% di espulsioni», ha detto invece oggi il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, osservando però che «non sono ancora abbastanza». «Dovremmo fare di più, ma rispetto al 2022, l’anno scorso ci sono stati 1.300 espulsi in più, 1.300 potenziali fattori di insicurezza per i nostri cittadini», ha concluso il titolare del Viminale, aprendo la Conferenza dei prefetti e dei questori.