di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

I dati diffusi dall’Istat e dal barometro Crif, di cui si parla oggi in un’inchiesta su La Stampa, fotografano una situazione preoccupante: più della metà degli italiani vive con un prestito sulle spalle, con un debito da circa 35mila euro ed una rata media di 278 euro al mese. Il crescente ricorso ai finanziamenti, siano essi mutui, prestiti personali o forme di acquisto a rate, rappresenta un chiaro segnale delle difficoltà economiche che le famiglie italiane stanno affrontando. Negli ultimi anni, complice la crisi energetica, abbiamo assistito a un costante aumento dei prezzi, dalla casa alle bollette, dagli affitti ai beni di prima necessità. Nel frattempo, le retribuzioni sono rimaste sostanzialmente ferme. Oggi, per acquistare una casa di 80 metri quadrati, un operaio deve impiegare in media 11,6 anni di stipendio, mentre in città come Milano si arriva addirittura a 23,3 anni. Un dato insostenibile, che mette in luce il forte squilibrio tra salari e costo della vita. La precarietà economica spinge sempre più italiani a indebitarsi. L’aumento degli sfratti, il ricorso sempre più frequente ai banchi dei pegni ed ai “compro oro” e la crescita del mercato dell’usato dimostrano che molte famiglie faticano a far quadrare i conti. Secondo l’Istat, quasi 10 milioni di italiani hanno chiesto aiuto economico nel 2023, rivolgendosi a banche e finanziarie, ma anche a familiari e amici, con evidenti rischi dal punto di vista della diffusione dell’usura. Da un lato il fenomeno può essere letto come il riflesso di un cambiamento culturale legato al consumismo, facilitato dai diffusi finanziamenti per l’acquisto, i cosiddetti “prestiti finalizzati”, una situazione che ha modificato le abitudini di spesa rispetto alle precedenti generazioni di italiani, più propense al risparmio. D’altro canto, però, non si può ignorare un dato fondamentale: gli stipendi degli italiani non sono in grado di reggere il costo della vita. Spesso, infatti, non si tratta di indebitamenti motivati da esigenze straordinarie, come il rinnovo della casa o dell’auto, o superflue, ma anche di prestiti per sostenere le spese quotidiane. E, per affrontare questo problema, servono misure concrete: positiva la riduzione del cuneo fiscale per aumentare il netto in busta paga, occorrono però anche interventi per il rinnovo dei contratti nazionali e la promozione di quelli aziendali. E poi politiche decise, capaci di dare una scossa all’economia, sul fronte energetico, infrastrutturale ed industriale, con ricadute su quantità e qualità dell’occupazione. Un insieme di interventi per ridurre la dipendenza dai prestiti e restituire dignità economica ai lavoratori italiani, per debellare il fenomeno del “lavoro povero”, ovvero la situazione in base alla quale essere occupati, magari anche in modo stabile, non è più una condizione sufficiente per affrancarsi dalla povertà.