A farne ricorso è stata una 50enne affetta da sclerosi multipla progressiva da oltre 30 anni
Primo caso di suicidio assistito in Lombardia, il sesto in Italia. Lo ha riferito il “Corriere della Sera” – successivamente la notizia è stata confermata dall’Associazione Luca Coscioni -, scrivendo che a farne ricorso è stata una donna, di 50 anni, affetta da sclerosi multipla progressiva da oltre 30 anni. Serena (il nome è di fantasia per rispettare la privacy) è morta a gennaio nella sua abitazione, in Lombardia, a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco letale fornito dal Servizio sanitario nazionale, insieme alla strumentazione necessaria (si tratta di una procedura prevista dalla Consulta con la sentenza 242/2019 sul caso Cappato/Antoniani). Secondo quanto s’è appreso, la malattia aveva paralizzato e costretto Serena a una condizione di totale dipendenza e necessità di assistenza continuativa. «La mia breve vita è stata intensa e felice, l’ho amata all’infinito e il mio gesto di porre fine non ha significato che non l’amassi», ha scritto la donna, poco prima della sua morte. «L’ho vissuta nonostante tutte le mie difficoltà per tantissimi anni, come se questa malattia non fosse dentro me. Ho affrontato la mia disabilità con rispetto e dignità. Quando però cominci a sentire la sofferenza oltre a quella fisica ma dentro l’anima, capisci allora che anche la tua anima deve avere il diritto di essere rispettata con la dignità che merita. Questo è ciò che nessuno può toglierti e non deve mai accadere… libera», ha aggiunto.