Confindustria: «Bisogna intervenire subito» per rilanciare l’industria. Orsini: «Sia in Italia sia in Europa», «disaccoppiare in bolletta gas e rinnovabili»
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, torna sui dati Istat e lancia ancora un allarme: «È assolutamente necessario concentrare l’attenzione di tutti per affrontare le difficoltà che da due anni si addensano sulla nostra produzione industriale. La discesa del 3,5% nel 2024 è peggiore delle attese». «Oggi – ha aggiunto in un accorato appello – è più che mai necessario che politica e istituzioni si concentrino e accettino la proposta di un piano serio di rilancio industriale, di prospettiva triennale». Ma con «interventi immediati». In particolare, sul fronte europeo, «l’Italia deve impegnarsi perché la nuova Commissione Ue agisca subito su alcune questioni: dall’azzeramento delle multe ai produttori europei, alla revisione al bando del motore endotermico, adottando la neutralità tecnologica, alla rimodulazione degli Ets. Ora bisogna «correggere errori che altrimenti ci espongono a grandi rischi». L’attenzione deve andare su alcuni punti essenziali: «il rallentamento biennale della manifattura italiana non è una crisi di sistema, come nel caso della Germania che spinge in basso con la sua recessione l’intera crescita europea. Osservando, infatti, i settori italiani, è evidente che il calo generale si deve a fattori molto diversi. Ci sono due settori, auto e moda-tessile abbigliamento, con gravi perdite a doppia cifra. Ci sono poi i settori energivori che perdono in maniera rilevante per l’aumento dei costi, e ci sono settori, come i beni intermedi e i beni strumentali per la produzione, macchinari e robotica, che perdono per il freno agli investimenti nel nostro Paese». Attenzione perché «tutto questo, in assenza di correzioni drastiche, rischia di contaminare anche settori che finora stanno tenendo a galla con fatica l’economia italiana». L’Italia «deve fare scelte rapide e nette. Serve un vero e proprio piano di misure adeguate, perché senza industria non c’è crescita né coesione sociale». Ma anche qui «immediate». In primis, la formazione del prezzo dell’energia, perché «dipende da noi». Quindi, «disaccoppiare a livello nazionale in bolletta remunerazione della produzione da gas rispetto a quella da rinnovabili». Poiché «rischiamo di perdere l’occasione dei 6,3 miliardi di incentivi di Industria 5.0, misura troppo complicata, servono urgenti chiarimenti» e per fare la differenza occorre «dare pieno vigore all’Ires premiale, eliminando limitazioni per estendere copertura e platea». Terzo, ma non ultimo, «riattivare Industria 4.0 dotando il piano di nuove risorse finanziarie».