Poste verso il capitale di Tim. Poste rileverebbe da Cdp il 9,8% di Tim (660 milioni) in cambio del suo 3,8% di Nexi (più di 200)
Basterà uno scambio di azioni e di posizioni tra Poste e Cassa Depositi e Prestiti nei capitali di Tim e Nexi per evitare l’ingresso in Tim del fondo di private equity britannico CVC o, più probabile, di Iliad, società francese, con l’obiettivo di diventare un attore di primo piano nel mercato italiano delle Tlc? Non del tutto, visto che il ceo di Tim, Pietro Labriola, è a conoscenza del progetto di Iliad e che l’operazione sarebbe stata spiegata da Iliad al governo, dando rassicurazioni sulla gestione dei 17 mila dipendenti del gruppo e dei possibili rilievi Antitrust. Ma ci vorrebbe il via libera di Vivendi e dello stesso cda di Tim. Si fa più concreto in questi giorni l’ingresso di Poste. Per Tim la presenza di Poste nel suo azionariato ha una valenza dal sapore industriale, una premessa e una promessa di interessanti collaborazioni. Tim potrebbe entrare nella rete capillare degli sportelli Poste per distribuire prodotti oppure potrebbe esplorare altre sinergie nei servizi alle aziende. Senza dimenticare che l’operatore Poste Mobile conta oltre 4 milioni di clienti. Per Poste l’operazione equivarrebbe a rinforzare la presenza governativa nel suo azionariato, visto che il 65% di Poste è in mano al ministero dell’Economia, in parte direttamente, in parte tramite Cdp. Uno scambio che si fa interessante e che, secondo molti quotidiani, avrebbe la preferenza del governo interessato a consolidare Tim e che, di conseguenza, rallenterebbe, ma non fino ad annullarle, le mire di Iliad, soprattutto. Secondo alcune agenzie di stampa, il dossier TIM potrebbe approdare sul tavolo del Consiglio di amministrazione di Poste nel fine settimana anche se non sarebbero ancora arrivate convocazioni.