Focus sui licenziamenti disciplinari: 15mila casi negli ultimi cinque anni

Il posto fisso è un po’ meno stabile, tanto è vero che negli ultimi cinque anni, secondo i numeri forniti dal Centro studi enti locali, i licenziati nella pubblica amministrazione sono stati più di 15mila. La prima causa di licenziamento rimanda alle assenze ingiustificate dal servizio: si tratta del 35% dei casi. Spesso le assenze ingiustificate sono state poi giustificate, presentando dei certificati medici falso o attestanti malattie inesistenti, cosa che comporta una accusa di truffa. Segue a stretto giro il licenziamento perché il dipendente ha commesso un reato. Del resto, non deve sorprendere ciò, in quanto i contratti collettivi del pubblico impiego, come evidenziato in passato dalla Ugl, contengono più fattispecie che portano al licenziamento, rispetto al settore privato, dove il licenziamento è più spesso legato ad aspetti economici piuttosto che disciplinari. Intanto, si annunciano novità sempre sul versante del lavoro pubblico. Salgono, infatti, le indennità di amministrazione, una voce che riguarda, in questo caso, i ministeriali. Gli incrementi arrivano a poco più di 50 euro al mese, risorse che si sommano agli aumenti tabellari previsti con il rinnovo del contratto collettivo. È previsto un riconoscimento retroattivo delle indennità con decorrenza dal 1° gennaio 2023. Altra novità, che vale per tutti i dipendenti pubblici, è quella dell’anticipo del Tfr che sembra prendere sempre più piede.