A distanza di trent’anni dall’assassinio

Iniziato oggi, a Genova, il processo per l’omicidio di Nada Cella, la giovane, 26enne, segretaria uccisa il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista per cui lavorava a Chiavari, in provincia di Genova. Imputati nel processo sono Anna Lucia Cecere, un’ex insegnante, all’epoca dei fatti 28enne, accusata di omicidio volontario aggravato, Marco Soracco, commercialista e datore di lavoro della vittima, e Marisa Bacchioni, madre di Soracco. In aula era presente solo Marco Soracco. L’avvocato di Soracco, Andrea Vernazza, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale, contestando la mancanza di motivazione nel rinvio a giudizio disposto dalla Corte d’Appello. Tale questione è stata però respinta dal collegio giudicante in quanto ritenuta «manifestatamente infondata». I giudici hanno inoltre deciso di stralciare e sospendere la posizione di Marco Soracco e Marisa Bacchioni in merito all’accusa di false dichiarazioni al pubblico ministero. I due rimangono comunque imputati per favoreggiamento. L’accusa di false dichiarazioni è stata sospesa fino alla sentenza relativa alla posizione di Anna Lucia Cecere. Questa decisione comporta, al momento, che le intercettazioni di Soracco e Bacchioni relative all’accusa di false dichiarazioni non possano essere utilizzate nel processo. Secondo l’accusa, madre e figlio avrebbero mentito durante le ultime indagini sui loro rapporti con Anna Lucia Cecere. A marzo, il giudice Angela Nutini aveva prosciolto Cecere, ritenendo che gli elementi raccolti dalla procura fossero solo «sospetti» e non configurassero una «ragionevole previsione di condanna», come previsto dalla riforma Cartabia. Successivamente, la Corte d’Appello ha invece disposto il rinvio a giudizio. Il fascicolo era stato riaperto nel 2021, dopo che la criminologa Antonella Delfino Pesce e l’avvocata della famiglia Cella, Sabrina Franzone, avevano riesaminato i vecchi atti.