di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Il tema del potere d’acquisto di salari e stipendi continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni per gli italiani. Nonostante i segnali positivi in ambito occupazionale, il problema salariale resta aperto e il recupero del potere d’acquisto dei redditi da lavoro è ancora lontano, soprattutto in considerazione dell’inflazione. Le disuguaglianze economiche continuano ad essere troppo marcate, non solo in Italia, ma anche rispetto ad altre nazioni europee, nel confronto su salari e stipendi medi, con conseguenze economiche e sociali importanti per tutto il Paese. Una questione aperta da decenni – dagli anni Novanta in poi – e dovuta a molti fattori strutturali, dagli alti costi fissi, tra energia e fisco, alle lacune in termini di infrastrutture materiali e immateriali, ma causata anche, in parte, da un’eccessiva rigidità delle trattative sindacali. Lo abbiamo visto recentemente nel comparto sanitario, dove alcune sigle hanno rifiutato aumenti contrattuali significativi, ritenendoli insufficienti, in un muro contro muro che non porta benefici ai lavoratori. Se, poi, il tema degli aumenti contrattuali è centrale nel settore pubblico, nel privato la situazione è ancora più critica. L’industria italiana, infatti, sta attraversando un periodo di difficoltà, a causa dell’aumento dei costi dell’energia a di politiche ambientali che impongono obiettivi difficili da raggiungere, e, in un contesto simile, le aziende tendono a concentrarsi più sulla sopravvivenza che sugli investimenti in salari o in produttività, ed a pagarne le conseguenze sono, come sempre, i lavoratori. Per quanto riguarda il terziario, il settore turistico sta mostrando segni di ripresa in termini occupazionali, ma le retribuzioni restano spesso inferiori rispetto a quelle industriali. Inoltre, la forte componente stagionale del lavoro nel turismo rende difficile stabilizzare i contratti. Una delle strade obbligate per arrivare ad una crescita di stipendi e salari passa attraverso un intervento sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro, investendo sulla formazione, tenendo conto anche delle sfide future legate alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale. Poi c’è la questione delle politiche attive del lavoro, per le quali sarebbe essenziale rendere i centri per l’impiego realmente efficienti ed, in questo senso, la nuova piattaforma Siisl potrebbe rappresentare uno strumento utile per ridurre le barriere di accesso al lavoro, semplificando il contatto tra domanda e offerta, anche se occorrerà tempo per valutarne l’impatto concreto. Insomma, la sfida per un lavoro in crescita, non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo, passa attraverso un equilibrio tra sostegno al sistema produttivo, formazione adeguata e politiche attive realmente efficaci. Anche il sindacato deve affrontare il futuro con responsabilità, mettendo da parte le rigidità ideologiche per puntare su soluzioni concrete, per garantire un mercato del lavoro più dinamico, quindi anche più adeguato dal punto di vista salariale per i lavoratori.