di Francesco Paolo Capone Segretario Generale Ugl
L’UGL sostiene la settimana Stem, istituita dalla Legge 24 novembre 2023, che da oggi, 4 febbraio, all’11 intende sensibilizzare e stimolare l’interesse, la scelta e l’apprendimento delle discipline scientifiche. L’acronimo Stem deriva dall’iniziale inglese di quattro discipline (Science, Technology, Engineering e Mathematics) scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, che si trovano nel solco la rivoluzione tecnologico-digitale ancora, e chissà per quanto, in atto. Settimana che culminerà con la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza. Accade infatti che, nonostante il luogo comune secondo il quale le donne non siano fatte per le materie scientifiche sia sempre meno vero, visto che dal 2012 al 2020 le donne iscritte a corsi universitari scientifici sono aumentate dal 35% al 58,1%, le ragazze continuano a essere sottorappresentate negli ambiti di studio e carriera Stem.
C’è anche di più, secondo un interessante articolo de Il Sole24Ore di oggi, a firma della saggista e giornalista di SkyTg24 Mariangela Pira, la madre di tutti i problemi, che sta alla base del divario competitivo sofferto dall’Europa nei confronti di Usa e Cina, è la difficoltà a tradurre l’ottima capacità di ricerca europea in ricerca per innovazione. La Cina, invece, è riuscita a realizzare una tecnologia in grado di competere con l’azienda più avanzata nel settore dell’AI generative, ovvero OpenAI, realizzando un’alternativa a basso costo, riuscendo a sconquassare i mercati e a minacciare il dominio tecnologico americano sul campo.
Ciò significa che, prima di tutto, che la corsa tecnologica è appena iniziata e che altri attori – perché no, europei? – possono ancora entrarvi in gioco, ma soprattutto che gli investimenti verso l’industria vanno fatti e devono essere ingenti. Inoltre, pensando al fenomeno del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, occorrono tantissime persone formate e preparate in campo Stem, cioè figure altamente specializzate.
Purtroppo, non solo in Italia, ma anche in Europa, nonostante l’aumento della domanda di competenze Stem e nonostante l’evidente corsa geo-politica in campo tecnologico, poco più di 1 studente su 4 sceglie percorsi simili. Un problema che non facilita e non faciliterà quel recupero di competitività, verso il quale tutti gli esperti, e non solo i due estensori incaricati dall’Ue di elaborare un rapporto sulla competitività, cioè Mario Draghi e Enrico Letta, stanno cercando di indirizzare il Vecchio Continente. Obiettivo che oltretutto va conseguito con estrema velocità, perché domani potremmo essere già in ritardo, come ci dimostrano quotidianamente notizie e fatti.
Diamoci da fare, dunque, invitando ragazze e ragazzi a scegliere percorsi di studio che, non solo, li condurranno verso maggiori soddisfazioni in campo professionale, ma anche a contribuire allo sviluppo e alla crescita del loro Paese e dell’intero Vecchio Continente.