Superata la soglia di 5mila imprese certificate; prevista una verifica triennale dei risultati

La certificazione di parità inizia a farsi largo fra le aziende. Secondo l’ultimo report del dipartimento per le politiche della famiglia, sono 5.277 le imprese che hanno già ottenuto la certificazione di parità, un risultato assolutamente non scontato, stante le importanti incombenze burocratiche. La certificazione di parità rimanda alla norma Uni/Pdr 125:2022, l’unica riconosciuta a livello nazionale. La certificazione è su base volontaria ed è sostenuta da un sistema premiale, con una riduzione degli oneri dell’1% e un punteggio premiante in caso di partecipazione a gare di appalto di opere e servizi. La certificazione non è un riconoscimento una tantum, ma poggia su un percorso di verifica periodica sul rispetto di parametri quantitativi e qualitativi in materia di parità di genere. Fra gli elementi di valutazione, rientrano la percentuale femminile ai vari livelli aziendali, il divario retributivo, l’uso dei congedi parentali, l’attivazione di meccanismi di informazione in favore delle lavoratrici e dei lavoratori. È previsto un monitoraggio annuale sui risultati conseguiti, mentre ogni tre anni l’ente certificatore conferma o revoca la certificazione. La certificazione è accompagnata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza che prevede stanziamenti specifici, compresi quelli per l’assistenza tecnica, per agevolare le imprese, in particolare le medie e le piccole.